Intervista a Giulio Cappellini

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Allestita negli spazi di Selfhabitat 169 a Firenze abbiamo visitato la mostra “Cappellini’s Heroes” con la quale l’azienda brianzola, intende raccontare alcune delle più significativi collaborazioni con designer italiani e internazionali: da Shiro Kuramata a Marcel Wanders, dalle icone anni ’80 ai lavori di oggi con Alessandro Mendini, i fratelli Ronan & Erwan Bouroullec, Jasper Morrison, Tom Dixon, Patrick Norguet e lo stesso Giulio Cappellini architetto e art director, che nell’occasione abbiamo intervistato per conoscere il suo punto di vista sul design.

Arredativo: Conosciamo la storia di Cappellini, tanti dei pezzi di Cappellini sono diventate icone del design, ma quando è che un pezzo supera il suo essere un prodotto e diventa qualcosa di più, ossia quando diventa un icona?

Giulio Cappellini: Quando un prodotto  riesce ad inserirsi nei più diversi tipi di architetture e quando bypassa il semplice utilizzo. Nel senso che un oggetto deve essere si funzionale, ma deve essere anche bello, e quindi quando diventa un oggetto d’affezione. Diventa un icona quando magari cambiando casa più volte, quel prodotto te lo porti dietro con te, perché diventa parte della tua vita, della tua storia.

 

A. Diciamo quindi che ci sono alcuni pezzi che superano il tempo, che ci saranno sempre.  Anche alcuni pezzi di Cappellini fanno parte di musei, ma a quel punto si può dire che il design diventa arte?

G.C. Si esatto, diciamo che è un riconoscimento al lavoro fatto. Sono molto contento quando vedo i pezzi che entrano nelle collezioni dei musei, ma sono altrettanto contento, quando i pezzi li vedo entrare nelle case delle persone. Il fatto però di entrare nei musei racconta delle certezze, racconta , al consumatore finale che acquista un prodotto e che quel prodotto ha avuto un certo tipo di riconoscimento e acquistandolo, fa un investimento non per un oggetto di moda, ma per un oggetto che lo può accompagnare nel tempo.

 

A. Tanti designer adesso affermati, sono stati lanciati da Cappellini o vi hanno collaborato. Che consiglio darebbe oggi ad un giovane designer che si affaccia alla professione?

G.C. Spesso vado come Visiting Professor in Scuole di Design e il mio consiglio è sempre di fare poche cose ma farle bene. Mi rendo conto che per un giovane  designer, il desiderio è fare un progetto e vederlo subito realizzato, però non ci si realizza facendo 100 progetti, basta farne due o tre bene, e sopratutto seguirli molto bene . Un vero progetto costa molto tempo, molta fatica e degli investimenti , deve essere sempre essere seguito dall’inizio alla fine, questo è fondamentale. Marcel Wenders, che viene visto come una star, in realtà è un personaggio che segue la gestazione del progetto con i suoi collaboratori, in modo molto preciso, nulla è lasciato al caso.

 

A. Uno dei cambiamenti del design di oggi, è la tecnologia, che ha cambiato il modo di fare design. Quanto incide in una azienda ?

G.C. In verità è molto interessante, perché oggi fare innovazione non vuol dire fare forme nuove, perché sinceramente, negli anni ’50 – ’60, sono state fatte forme talmente belle, che è difficile uguagliarle. Oggi sono le tecnologie e i materiali alternativi, che ci permettono di dare anche a forme consolidate, una nuova vita. E poi, perché no, consentono di fare prodotti seriali e più accessibili in termini di costo. Spesso, visto che molti dei fan di Cappellini sono giovani, ci dicono: ” si ci piace ma non possiamo permettercele”. Per questo le cose che stiamo facendo negli ultimi anni, grazie all’uso di certe tecnologie , ci consentono di fare prodotti più accessibili anche in termini di fascia di prezzo.

 

A.Tanti giovani sono diventati fan di Cappellini, magari è proprio perchè voi sperimentate in modo diverso. Ad esempio con la Tron chair , che fa vedere un modo diverso di sperimentare: arte, musica, cinema. Quanto conta per una azienda spaziare a 360 gradi?

G.C. Per me conta tantissimo, è fondamentale. Perché alla fine una azienda che fa design, deve essere una sorta di contenitore che raccoglie gli stimoli che gli vengono dal mondo dell’arte, dal mondo della musica, dal cinema, dal modo in cui la gente vive. Mettere tutti questi elementi come in dei contenitore e cercare di farne uscire dei prodotti. Si le contaminazioni tra le varie discipline sono veramente importanti.

 

A.Ultima domanda che riguarda anche Arredativo essendo un magazine online. Quanto conta interagire con i web media, i social network?

G.C. Oggi è diventato assolutamente fondamentale, perché ti consente di abbreviare i tempi di comunicazione. In passato un evento che accadeva a New York, arrivava a Milano dopo 3 anni. Oggi tutto è immediato, oggi sicuramente questo tipo di tecnologia ci permette di dare una comunicazione al mondo immediata.