Foscarini e tecnologia LED: una collezione completa per un’immutata emozione luminosa

Pubblicato il 12 marzo 2014 Di

La collezione Foscarini si arricchisce di una gamma completa di lampade LED, un importante e ambizioso progetto sviluppato interamente dall’ufficio tecnico dell’azienda e presentato in occasione di Euroluce 2013. Completa e diversificata, la collezione offre tutti i vantaggi di riduzione di consumo energetico, ciclo di vita più lungo ed assenza di manutenzione, pur mantenendo immutata l’emozione luminosa di sempre. Accanto alle quattro icone Caboche, Twiggy, Big Bang e Tress, completamente riprogettate nella funzione illuminotecnica, una gamma che si adatta agli ambienti più vari. Si tratta di Anisha, Chouchin mini, Aplomb, Flip, Magneto, Maki, Tress stilo e Plass.

Caboche 2_low

“E’ stato un lavoro estremamente affascinante” affermano Alessandro Vecchiato e Carlo Urbinati, titolari di Foscarini “Abbiamo scelto quattro nostri best-seller ed abbiamo “sfidato” il nostro ufficio tecnico, chiedendo loro di proporci delle soluzioni LED che riuscissero a preservare tutte le caratteristiche e l’emozione dei modelli originari. Ogni modello riprogettato in versione LED utilizza quindi una scheda specifica, molto durevole e di alta qualità, che è stata da noi appositamente sviluppata per garantire la stessa intensità, diffusione e temperatura della luce della versione originale.”

 

La prima sfida: quattro icone Foscarini riprogettate in chiave LED

Tra le lampade su cui si è concentrato il lavoro di riprogettazione, c’è Twiggy di Marc Sadler, ormai un’icona. Premiata da un enorme successo si basa su un’idea semplice e geniale, un segno grafico inconfondibile, sintesi esemplare tra la creatività eclettica del designer e la ricerca su materiali e tecniche di Foscarini. Semplicità e potenza espresse al meglio dalla fonte LED. E’ firmata da Sadler anche Tress, realizzata in materiale composito su base di fibra di vetro laccato che restituisce inalterato, anche nella nuova versione LED, il raffinato effetto luminoso che la contraddistingue.

La tecnologia LED è stata applicata ed interpretata anche in Caboche di Patricia Urquiola ed Eliana Gerotto. Nata dalla volontà di creare una lampada preziosa ed affascinante come un braccialetto di perle, risolta nel segno della leggerezza e della trasparenza grazie all’utilizzo del polimetilmetacrilato. Nella nuova versione preserva l’inconfondibile effetto di questa lampada, in cui ogni sfera rimanda l’immagine della sorgente luminosa al suo interno e dell’ambiente circostante.

Big Bang ricorda l’energia dell’esplosione primordiale, che si mantiene sia nella versione tradizionale che in quella a LED. Disegnata da Enrico Franzolini e Vicente Garcia Jimenez, propone un gioco di luci e ombre di grande impatto visivo, evocando un diverso effetto luminoso da ogni angolazione per un risultato estremamente dinamico e plastico.

Anisha_02_low

 

LED o classica? A voi la scelta

Risparmio energetico, sostenibilità e durata nel tempo hanno portato Foscarini a proporre un’ alternativa alla sorgente luminosa tradizionale. Versione LED disponibile per Chouchin mini, firmata da Ionna Vautrin e per Aplomb, la piccola lampada a sospensione in cemento di Lucidi e Pevere. L’utilizzo del LED sottolinea anche la delicatezza della linea di Maki, la sospensione creata da Nendo partendo dalla suggestione di due fogli di carta arrotolati, enfatizza la linea sottile e slanciata di Tress Stilo e si adatta perfettamente alla personalità imponente e scenografica di Plass, che reinterpreta, giocando su dimensioni importanti, la millenaria tradizione artigianale del vetro alla luce di un materiale e di un processo contemporaneo: il policarbonato trasparente stampato in rotazionale.

 

Naturally born LED

Per un modello come Anisha di Lievore Altherr Molina, la tecnologia LED è stata da subito la scelta perfetta, grazie all’ingombro minimo che permette di nascondere la fonte di luce all’interno della forma essenziale, che descrive uno spazio vuoto ellittico riempiendolo di luce. Lo stesso è stato per Flip, la lampada da parete di Simon Pengelly caratterizzata dai tagli irregolari che ne percorrono la superficie, e per Magneto, l’essenziale lampada da terra e da tavolo di Giulio Iacchetti prende il nome da una piccola calamita sferica che unisce i due elementi: l’asta di sostegno e il corpo illuminante.