Mario Ferrarini e Poltrona Frau: nasce GISELLE

Pubblicato il 6 luglio 2013 Di

Comasco, classe 1978, laurea al Politecnico di Milano, Mario Ferrarini è un designer che ama confrontarsi con committenza e prodotto in maniera libera e visionaria, affiancando il pragmatismo necessario a finalizzare il tutto alle dinamiche dell’industrializzazione seriale e cercando di bilanciare questi due approcci idealmente contrastanti.
Mario Ferrarini considera ogni prodotto con una sua storia distinta, dove le incognite progettuali di pensiero e realizzative devono sempre tradursi in idee non finalizzate a se stesse, ma ad un mercato che il brand già percorre ed intende approfondire o diversificare, o ancora nuove frontiere da investigare.«Non esiste una regola scientifica di approccio alle aziende cui si offre la propria consulenza: a volte a farci incontrare è il caso, in altre la determinazione e la convinzione di percepire un feeling condiviso di pensiero al prodotto e agli obiettivi aziendali – racconta il designer – spesso le occasioni nascono superando le barriere psicologiche personali e la sensazione di non potersi permettere ancora un traguardo tanto importante».
Questo il percorso che lo ha condotto da Poltrona Frau, marchio internazionale del design ed eccellenza del Made in Italy. Contro ogni pronostico disfattista, ha immediatamente riscontrato nell’azienda un mood estremamente positivo: «Il rapporto con  rappresenta uno degli episodi più singolari e piacevoli della mia carriera da progettista – racconta Mario – cordialità, dinamismo e disponibilità correvano di pari passo con la presentazione della mia attività e con gli obiettivi futuri raccontati attraverso diverse situazioni per loro preventivamente ragionate».
Invitato per una visita in sede a Tolentino, Ferrarini ha potuto ammirare il Poltrona Frau Museum, dove le collezioni storiche convivono con le realizzazioni più recenti in un percorso scenografico realizzato da Michele de Lucchi. Allo stesso modo l’unità produttiva è concepita nella più totale fusione ordinata di mansioni, passando dagli “artisti” artigiani che realizzano il divano Chester fissando ed intrecciando ogni singola molla
con la successiva sul fusto in legno e paglia dall’aroma inebriante, per ritrovarsi immediatamente catapultati nel dipartimento automotive dove ammirare i rivestimenti per le più importanti case automobilistiche mondiali.
«Solo da dentro – afferma il designer – è possibile percepire come mondi apparentemente differenti riescano ad avere un unico filo conduttore».
Incontro dopo incontro, sulla base di un brief mirato in termini di soluzioni, indagini settoriali e costi, Ferrarini presenta un bozzetto dettagliato di quello che sarebbe poi diventato Giselle: un letto dalla importante presenza scenografica, originale nelle soluzioni tecniche che legano i piedi a pediera e testata, ma allo stesso tempo discreto e curato in ogni singolo dettaglio. Cardine del progetto è la soluzione innovativa del piedino che si compone delle due facce contigue e speculari poi fissate con un sistema a baionetta. La divisione lungo la bisettrice risolve tecnicamente la ribattitura non a vista del rivestimento ponendo ancora il piedino in continuità con fianchi e pediera senza interruzioni. Punto focale di riflessione tecnica utile al montaggio, diviene un’importante caratteristica estetica del progetto.

Sul fondale la testata, generosa e importante, è riccamente imbottita e segnata da semplici e rigorose cuciture che la ripartiscono in quattro aree-guanciali.
Il nome non è un riferimento ad un nome femminile, come può sembrare, ma lega l’eleganza dei piedini affusolati all’armonia della danza, per la quale Giselleè appunto considerato il simbolo dei primi balletti classici.

In una zona notte versatile e contemporanea, Giselle diventa l’appoggio ideale nelle più diverse situazioni: «L’idea era quella di dare vita ad un complemento che rispecchiasse la nostra quotidianità, fatta di esigenze multiple e contemporanee. Volevamo un letto che non si limitasse a svolgere la sua naturale e scontata funzione di riposo – spiega Mario Ferrarini – ma che potesse assecondare più bisogni; grazie alla sua leggera
inclinazione, la testata è infatti perfetta per leggere, lavorare, conversare».
Interamente avvolta in un rivestimento di grande impatto estetico che abbina la pelle al cuoio senza cuciture a vista, la struttura della testata è in massello di tulipier e pioppo con imbottitura in poliuretano espanso e dacron. «Lo scopo era declinare piaceri ed emozioni, tattili e visivi – conclude Ferrarini – con ergonomia e praticità, elementi che fondono e si legano in un’unica identità le diverse anime del progetto».