Arredativo Design Magazine

Design e autoproduzione: Arredativo incontra OpenDesignItalia

Sentiamo parlare spesso di Design Autoprodotto, intorno a questo “fenomeno”, non nuovo nel mondo del design, negli ultimi anni sono nati anche in Italia e-commerce, eventi e manifestazioni pensati  per mostrare al pubblico la creatività di chi ha avuto un’idea e investendo, prima di tutto su se stesso, l’ha realizzata. In Italia tra gli eventi più interessanti sul design auto-prodotto, sicuramente c’è il “pionieristico”, nel senso che è stato tra i primi a trattare l’argomento, Open Design Italia.

La manifestazione è giunta quest’anno alla quinta edizione che si è svolta nel mese di Maggio a Trento.  Noi abbiamo incontrato Laura Succini che insieme ad Elena Santi è ideatrice ed organizzatrice dell’evento che quest’anno si è svolto a Trento.

Sono 5 anni di Open Design Italia, come è nato e come si è evoluto ? Cosa avete mantenuto dalla prima edizione e cosa è cambiato ?

Il progetto è nato dicendoci “proviamo a vedere se riusciamo a portare il design di piccola serie, l’autoproduzione in Italia”. Elena era stata selezionata per partecipare ad un evento simile a Lipsia. Dopo questa esperienza ci siamo dette perché non portarla anche da noi. E così, ci siamo lanciate in questo “esperimento”, non sapevamo dove potesse andare questa cosa, ma poi negli anni il progetto è cresciuto sempre di più e con questo anche l’entusiasmo dei designer.

Negli anni abbiamo apportato cambiamenti, ad esempio negli ultimi due anni abbiamo dato quell’impronta legata alla crescita imprenditoriale. A noi non interessa più solo il concetto di mostra mercato in cui uno vende e prende contatto con il visitatore, ma piuttosto, una crescita dell’idea di impresa. Vorremmo far diventare i designer delle imprese, delle piccole aziende indipendenti capaci di  relazionarsi con gli artigiani e con le aziende più grandi. In questi anni ci siamo accorte che ai designer mancavano alcune competenze, nella comunicazione del progetto, nel rapporto con la stampa, nella possibilità di  trovare un azienda che contribuisce a sviluppare meglio il progetto, quel qualcosa in più per dire che il progetto va fatto in modo diverso.

Infatti dal 2013, abbiamo iniziato a fare corsi di marketing, web marketing, diritti d’autore e incontri BtoB con la distribuzione solo per alcuni selezionati. Abbiamo visto che i designer erano molto soddisfatti di questo approccio molto diverso rispetto a molte altre manifestazioni che sono nate negli ultimi 2 anni sul design autoprodotto, e quindi quest’anno abbiamo potenziato questa attività. I designer devono uscire da qui contenti di aver incontrato consulenti giornalisti ecc… ed abbiamo acquisito strumenti per andare avanti e iniziare nuove collaborazione o migliorare il loro progetto. Il nostro obbiettivo e andare avanti su questi temi  ed è per questo che quest’anno abbiamo fatto BtoB per tutti i designer selezionati.

 

Open Design è un evento itinerante, come mai questa formula ? Cosa aggiunge rinnovare la sede ogni anno ?

Questa è stata una nostra volontà, perché abbiamo bisogno di riscoprire i territori. Dopo la prima edizione abbiamo deciso di creare questa carta d’identità del prodotto e quindi mettere a fuoco quali erano i Partner, in modo da fare una mappatura della creatività e della produzione. Riscoprire i territori e metterli in relazione, così abbiamo fatto i primi  2 anni in Emilia Romagna, poi  2 anni in Veneto pur mantenendo sempre i legami con i territori precedenti.

Per noi è fondamentale riuscire a collegare i territori a livello nazionale ma anche internazionale . Infatti negli anni una cosa che abbiamo potenziato molto sono le partnership straniere. Quando siamo partiti  non avevamo collegamenti con le manifestazioni straniere, poi per 2 anni abbiano avuto la partenership con la DMY di Berlin e  con l’Ambasciata Olandese. Tutto sta crescendo, continuiamo ad avere contatti con Berlino, con i vari istituti di cultura, con i vari festival, come il festival di Saint Etienne e probabilmente avremo un nuovo collegamento con la Triennale di Liegi. Quindi la nostra idea è dare possibilità ai designer di far conoscere i loro prodotti all’estero.

In questi 5 anni avete visto cambiamenti nei designer e nel modo di fare design ?

Quest’anno abbiamo visto un grosso cambiamento, abbiamo avuto molti riscontri positivi da giornalisti e aziende. I progetti presentati sono di alta qualità con forte relazione con aziende artigiane. C’è stato un cambio, maggiore apertura verso le tecnologie digitali infatti ci sono prodotti con piccoli particolari che si legano alle tecnologie digitali. Questo aspetto l’abbiamo spinto grazie al MUSE che come partner ci ha aiutato a lanciarci in questo ambito.

 

Quest’anno si vede una maggiore presenza del mondo Maker, come vi ponete di fronte ai Maker e alle nuove formule di autoproduzione ? come incide la presenza dei maker in un evento come il vostro, porta qualcosa in più, una visione diversa ?

Sicuramente portano una visione diversa. Può contribuire a far nascere nuove sinergie tra aziende e i designer  o  aprire le possibilità ai designer  verso questo mondo. Secondo noi ci deve essere una commistione, non andiamo verso il mondo puro dei makers ma cerchiamo di mettere in relazione le due realtà, farle collaborare insieme, ci sono già manifestazioni ben strutturate su questo tema.

 

Come Open Design vi ponete obbiettivi nella realizzazione dell’evento ?

Certamente, adesso dobbiamo vedere i risultati del 2015 e alzare l’asticella ma una cosa che sappiamo già è che vorremo fare di più,  sono gli incontri con consulenti, aziende, distributori. Aumentare le interazioni  potenziando il Networking , da ora in poi Open Design Italia sarà questo e non solo una Mostra Mercato.