Arredativo Design Magazine

THE END OF UTOPIA: Jacob Hashimoto Emil Lukas

Due artisti americani conosciuti a livello internazionale sono stati invitati da Studio la Città a Palazzo Flangini per allestire una mostra site-specificdedicata al tema della fine dell’utopia.

 

Addentrandoci nell’era dell’Antropocene, il nostro tributo diventa sempre più evidente. Decenni di sfruttamento ambientale ci hanno lasciato pericolosamente in bilico su tutti i fronti: politico, sociale, economico, naturale, tecnologico e ecologico. Come molti osservatori dell’Antropocene hanno notato, l’umanità stessa è diventata sempre più carnefice piuttosto che vittima del caos planetario.

The End of Utopia, courtesy Studio la Città

 

 

Il lavoro di Emil Lukas occupa il primo piano dello spazio. Lukas ha creato tre gruppi di opere, separati ma interconnessi: “Lens, Puddles, Threads” [Lenti, Pozzanghere e Fili]. Alla fine del salone, 650 tubi in alluminio, sono assemblati in una sorta di lente gigantesca. Attraverso i tubi saldati uno di fianco all’altro, la scultura concava è quasi iridescente, permette una visione che  si sposta a seconda dei movimenti dello spettatore. Dall’angolo destro, la lente focalizza e isola il visitatore, concentrando l’esperienza dell’opera su un’unica fondamentale prospettiva – la posizione dell’osservazione nel Panopticon.

Mentre “Lens” si rivolge alla seduzione data dall’osservazione, i lavori dalle serie “Puddles” sono un vasto microcosmo che unisce contemporaneamente una progressione impercettibile, quasi geologica del tempo.

Emil Lukas, Liquid Lens

 

 

Per molti versi, questi lavori sono classificati più come sculture che come dipinti, e si caratterizzano per superfici tirate in concavità a forma di imbuto, grazie ad una trama di fili. Lukas quindi permette alla pittura di raccogliersi in queste concavità formando così delle stratificazioni. Quando il colore asciuga, i pigmenti colano attraverso la tela, macchiando e rivelando la storia delle varie superfici stratificate. I “Threads Paintings” sono delicate sovrapposizioni di fili ancorati su un telaio di legno che incorniciano il retro irregolare di gesso bianco. Questi fili si incrociano uno con l’altro in modo sempre più fitto intorno al perimetro irregolare del telaio, lasciando il centro dell’opera relativamente vuoto.

L’effetto di questa densità disegnata, da una certa distanza, crea una potente illusione ottica di volume. Come il visitatore si avvicina al lavoro, l’intreccio di fili diventa apparente e si svela una delicata atmosfera che scorre su un paesaggio alieno.

 

In copertina: Jacob Hashimoto, Infinite Expanse of Sky