Here We Are! Women in Design 1900 – Today al Vitra Design Museum dal 23 settembre

Pubblicato il Di in News

Sia come creatrici di mobili, moda o prodotti industriali che come architette
d’interni o imprenditrici: le donne hanno dato contributi decisivi allo sviluppo del design moderno. Tuttavia, nei libri di storia del design viene dato loro meno spazio che agli uomini. Con «Here We Are! Donne nel design dal 1900 a oggi» il Vitra Design Museum vuole contribuire a cambiare questa situazione.
L’esposizione presenta il design femminile degli ultimo 120 anni e, sullo sfondo della lotta per la parità dei diritti, racconta la storia del design con un approccio nuovo, un approccio a più voci. In mostra ci sono opere di ben 80 donne attive nel design, fra cui spiccano esponenti della modernità come Eileen Gray, Charlotte Perriand, Lilly Reich o Clara Porset, e nell’imprenditoria, ad esempio Florence Knoll e Armi Ratia, ma anche opere di personalità meno note come la riformatrice sociale Jane Addams. Le posizioni contemporanee sono rappresentate da artiste quali Matali Crasset, Patricia Urquiola, Julia Lohmann o il collettivo Matri-Archi(tecture) che conducono i visitatori nel presente e nel futuro.

Poster fort he Schweizerische Ausstellung
für Frauenarbeit (Swiss Exhibition for
Women’s Work), Saffa Zurich, 1958,
design by Nelly Rudin
Plakatsammlung Schule für Gestaltung
Basel, Copyright for Nelly Rudin: © VG
Bild-Kunst, Bonn 2021

Oggi, la metà degli studenti di design è di sesso femminile e le donne svolgono un ruolo decisivo in molti dei settori avveniristici del design. «Here We Are! Donne nel design dal 1900 a oggi» segue la
produzione artistica delle donne e le loro condizioni di lavoro nel mondo del design dalla prima modernità a oggi e presenta una vasta gamma di opere prestigiose: dagli oggetti iconici di Eileen Gray a opere poco note, dai network fondati sull’attivismo agli odierni studi sul design di stampo femminista. Viene così localizzato un tema sociale estremamente attuale che permette di porre il design moderno sotto una nuova luce.
La mostra si suddivide in quattro sezioni che accompagnano i visitatori in un viaggio attraverso gli ultimi 120 anni di storia del design. La prima sezione è dedicata allo sviluppo del design in Europa e negli Stati Uniti dove intorno al 1900, nello stesso periodo in cui le donne lottavano pubblicamente per una maggior partecipazione politica, emerse la figura professionale del designer moderno. Le rivendicazioni femminili di allora influenzarono anche il design, ad esempio il lavoro delle riformatrici sociali Jane Addams e Louise Brigham che oggi definiremmo come «design sociale».

Life at the Bauhaus: Group portrait of the
weavers behind their loom in the weaving
workshop, Bauhaus Dessau, 1928.
© Bauhaus-Archiv, Berlin


Nello stesso periodo, a New York, Elsie de Wolfe diede un’impronta decisiva alla neonata professione dell’interior designer. In esame ci sono anche opere di esponenti del Bauhaus, delle scuole russe del Wchutemas e delle Deutsche Werkstätten Hellerau di Dresda. La sezione evidenzia come le donne, pur acquisendo una maggiore professionalità grazie a migliori possibilità formative, continuassero ad essere relegate in modelli di ruolo tradizionali

Loheland photo workshop: Jump
(Montage), c. 1930
Photo: Loheland-Archiv, Künzell

La seconda sezione copre il periodo che va dagli anni Venti agli anni Cinquanta del XX secolo. È in quest’epoca che le prime designer iniziarono a riscuotere successo internazionale, sebbene la società in cui vivevano continuasse ad essere di stampo patriarcale: si pensi a Charlotte Perriand, Eileen Gray o Clara Porset, ma anche alla creative director Jeanne Toussaint che per decenni ha plasmato le collezioni della prestigiosa casa di gioielli Cartier ed è considerata una figura di spicco dell’industria del lusso parigina.

Charlotte Perriand, Untitled /
Bibliothèque Tunisie, 1952
© Vitra Design Museum, photo : Jürgen
Hans, © VG Bild-Kunst, Bonn 2021

Alcune delle artiste qui presentate lavorarono a stretto contatto
con i loro compagni, ad esempio Ray Eames con il marito Charles o Aino Aalto con Alvar Aalto, e non di rado il loro lavoro venne oscurato delle personalità maschili al loro fianco.

Ray Eames working on a model, 1950
© Eames Office LLC

L’esposizione dimostra, però, che in molti casi l’apporto femminile alla creazione di opere comuni è stato più
decisivo di quanto non sia emerso finora. L’esempio più noto è Charlotte Perriand: il suo contributo alla creazione dei leggendari mobili progettati con il famoso collega Le Corbusier è stato completamente rivalutato negli ultimi anni. Altre designer rappresentate nella mostra lavorarono
tutta la vita in modo indipendente, ad esempio la ceramista Eva Zeisel alla quale il Museum of Modern Art di New York dedicò una mostra personale già nel 1946.

Charlotte Perriand sur la chaise longue Le Corbusier, Jeanneret, Perriand, 1928. DR/AChP. Source : Archives Charlotte Perriand ©ADAGP-AChP 2006.


La terza sezione si concentra sui decenni dal 1950 alla fine degli anni Ottanta, un periodo in cui si sollevò una seconda ondata di femminismo, formatasi soprattutto a partire dagli anni Sessanta e nata per contrastare la mentalità conservatrice del secondo Dopoguerra.

Esempi quali la Schweizerische Ausstellung für Frauenarbeit SAFFA (esposizione svizzera del lavoro femminile) del 1958 dimostrano che le donne, pur continuando ad essere associate alle attività domestiche anche in ambito di design e nonostante tali restrizioni, produssero opere straordinarie. L’ambivalenza e le rotture di questi turbolenti decenni si riflettono anche nell’appariscente design di Marimekko degli anni Settanta e negli spettacolari oggetti postmoderni di designer italiane quali Nanda Vigo, Gae Aulenti o Cini Boeri.

Nanda Vigo 1985 with her designs Light
Tree (1984) and Cronotopo (1964).
Photo: Gabriele Basilico, courtesy by
Archivio Nanda Vigo, Milano


Nella quarta sezione la mostra raggiunge il presente. Le opere di artiste di fama internazionale come Matali Crasset, Patricia Urquiola o Hella Jongerius dimostrano quanto oggi sia scontato il fatto che le donne ottengano successo internazionale alla pari dei loro colleghi di sesso maschile.

Patricia Urquiola, Shimmer, 2019
© Vitra Design Museum, photo: Andreas
Sütterlin


Alcune designer trascendono addirittura i tradizionali confini della loro disciplina e contribuiscono a ridefinire il design in modo sostanziale. Ne fanno parte Julia Lohmann, che studia le alghe marine come nuovo materiale sostenibile, così come Christine Meindertsma, che mette in discussione i processi di produzione.

Christien Meindertsma with the Flax
Chair, 2015 © Studio Aandacht

La sezione presenta anche una selezione di iniziative attuali in cui si evidenzia come il discorso femminista nel design e nell’architettura riesca a mettere in discussione i modelli di autorialità, istruzione e riconoscimento collegandoli a concetti contemporanei quali quelli di diversità e intersezionalità. Il collettivo Matri-Archi(tecture), nell’opera creata appositamente per la mostra «Weaving Constellations of Identity», affronta le esperienze personali di artiste africane e nere, mentre numerosi network e pubblicazioni mettono in discussione il canone tradizionale del design.


Presentando tutte queste posizioni, la mostra «Here We Are! Donne nel design dal 1900 a oggi» risulta tanto eterogenea quanto lo sono le discussioni sul femminismo nella società odierna.
L’esposizione fornisce dunque un approccio nuovo e più attuale sia sulla storia del design moderno che sui dibattiti in corso e offre spunti per riflettere sul ruolo del design nel XXI secolo, su chi lo debba definire e su chi ne sia il destinatario.

In copertina: Advertisement for Liisi Beckmann’s Karelia lounge chair, 1969 Courtesy Zanotta SpA – Italy