Inequalities: alla Triennale di Milano, l’architettura si interroga sul futuro delle diseguaglianze

Pubblicato il Di in Eventi

Dopo Broken Nature (2019) e Unknown Unknowns (2022), la 24ª Esposizione Internazionale di Triennale Milano chiude la trilogia dedicata all’umano con un’indagine radicale e attualissima: le diseguaglianze. Aperta al pubblico dal 13 maggio al 9 novembre 2025, la mostra si sviluppa come un progetto corale e multidisciplinare che mette in dialogo architettura, arte, design, sociologia e scienze umane.

Vedute dell’allestimento della 24ª Esposizione Internazionale Inequalities. Foto: Alessandro Saletta e Piercarlo Quecchia – DSL Studio © Triennale Milano

La cerimonia inaugurale ha visto la partecipazione delle più alte cariche istituzionali italiane e internazionali accanto a protagonisti della cultura come il Premio Nobel Michael Spence, lo spagnolo Iñaqui Carnicero, e naturalmente Stefano Boeri, presidente di Triennale Milano e Commissario Generale dell’Esposizione.

“Parleremo di città e spazi, ma anche di corpi e vite. Di come le diseguaglianze trasformino la geografia urbana e le nostre aspettative di salute e felicità”, ha dichiarato Boeri.

Vedute dell’allestimento della 24ª Esposizione Internazionale Inequalities. Foto: Alessandro Saletta e Piercarlo Quecchia – DSL Studio © Triennale Milano

Una mostra globale e immersiva

Con 341 autori e autrici da 73 paesi e oltre 7.500 mq di esposizione, Inequalities è una vera mappa delle disuguaglianze contemporanee, declinate nelle dimensioni geopolitica e biopolitica: dalle differenze socio-economiche agli effetti sui corpi e sulle traiettorie individuali.

Al piano terra del Palazzo dell’Arte, la riflessione si concentra sui paesaggi urbani e sulla contrapposizione sempre più marcata tra ricchezza e povertà. Al primo piano, invece, la mostra affronta le implicazioni più intime e invisibili delle diseguaglianze: quelle che attraversano i corpi, i generi, le etnie, i diritti alla cura e alla mobilità.

Vedute dell’allestimento della 24ª Esposizione Internazionale Inequalities. Foto: Alessandro Saletta e Piercarlo Quecchia – DSL Studio © Triennale Milano

Architettura, arte e pensiero critico

Tra i curatori spiccano nomi iconici come Norman Foster, Beatriz Colomina, Mark Wigley, Hans Ulrich Obrist, Theaster Gates, Elizabeth Diller, Amos Gitai – solo per citarne alcuni. Le mostre e i progetti speciali spaziano dall’architettura biotica ai femminismi urbani, passando per riflessioni sulle città invisibili, le memorie collettive e i sistemi fallimentari.

Partecipano anche cinque atenei milanesi e oltre venti istituzioni internazionali, tra cui la Norman Foster Foundation, la Columbia University, la Princeton University, la Serpentine Galleries e l’Arctic Center.

Padiglioni internazionali e premi

Coordinata sotto l’egida del Bureau International des Expositions, la sezione delle partecipazioni internazionali invita i Paesi a riflettere su una specifica città come lente per osservare e ripensare le disuguaglianze.

Durante la cerimonia inaugurale, sono stati assegnati i Bee Awards, con una giuria presieduta da Paola Antonelli (MoMA). Il premio per il miglior progetto originale è andato a Due facce della stessa moneta (Krugan, Miller, Vosburgh), mentre il padiglione libanese ha ricevuto il riconoscimento per la miglior partecipazione nazionale con E dal mio cuore soffio baci al mare e alle case, a cura di Ala Tannir.


Vedute dell’allestimento della 24ª Esposizione Internazionale Inequalities. Foto: Alessandro Saletta e Piercarlo Quecchia – DSL Studio © Triennale Milano

Triennale Milano come piattaforma attiva

Con Inequalities, Triennale Milano si conferma non solo un’istituzione museale, ma anche una piattaforma critica capace di accogliere visioni radicali e propositive. L’obiettivo non è risolvere il problema delle diseguaglianze – come sottolinea Boeri – ma attivare riflessioni, proporre possibilità, mettere in rete esperienze, progetti e politiche.

“Le diseguaglianze non sono solo una condizione, ma un dispositivo che plasma i nostri futuri. L’architettura e il design hanno oggi il compito di rispondere, non solo di osservare.”

Una chiamata all’azione, che attraverso installazioni, performance, ricerche, mostre e incontri pubblici, invita i visitatori – professionisti, studenti, cittadini – a immaginare forme più eque di convivenza.