La mostra “Prampolini Burri. Della Materia” alla Collezione Olgiati: un viaggio nella materia dell’arte

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Dal 20 settembre al 16 novembre 2025, la Collezione Giancarlo e Danna Olgiati di Lugano apre la stagione autunnale con una mostra di grande rilievo: “Prampolini Burri. Della Materia”. L’esposizione propone un dialogo intenso e radicale tra due figure cardine del Novecento italiano — Enrico Prampolini e Alberto Burri — entrambi protagonisti di una sperimentazione linguistica che ha rivoluzionato il concetto stesso di pittura, spingendosi ben oltre la tela per esplorare l’universo espressivo della materia.

Alberto Burri, Rosso Plastica, 1962
Plastica, acrilico, vinavil, combustione su tela
81 x 100 cm
Collezione privata
© 2025, ProLitteris, Zürich

Un secolo di materia, tra avanguardia e rottura

Attraverso circa 50 capolavori provenienti da importanti collezioni pubbliche e private, la mostra documenta come l’impiego di materiali non convenzionali — spugna, sughero, sacchi, plastiche, catrame, combustioni — sia stato veicolo di riflessione, rottura e reinvenzione artistica nel corso del XX secolo.

Due visioni della materia nell’arte emergono con forza: quella futurista, cosmica e visionaria di Enrico Prampolini (Modena, 1894 – Roma, 1956) e quella cruda, poetica e radicale di Alberto Burri (Città di Castello, 1915 – Nizza, 1995), che trasforma materiali poveri in forma e linguaggio.

L’allestimento: un percorso concettuale tra bianco e nero

Curata da Gabriella Belli e Bruno Corà, l’esposizione si snoda in due sezioni distinte, concepite architettonicamente da Mario Botta. Un potente contrasto cromatico sottolinea le diverse anime della mostra: le opere di Prampolini si stagliano su pareti bianche, mentre quelle di Burri si impongono su fondali completamente neri.

Prampolini: la visione cosmica della materia

Enrico Prampolini, artista eclettico legato al Futurismo e alle avanguardie europee, apre la mostra con capolavori come:

  • Paesaggio caprese (ca. 1922)
  • Intervista con la materia (1930)
  • Venere meccanica (1930)
  • Geometria aerodinamica (1934–35)
  • Automatismo polimaterico F (1941)

Prampolini anticipa la rottura con i canoni pittorici già dal 1914, esplorando un linguaggio polimaterico fatto di galalite, sughero, spugne, fino a diventare figura di riferimento nel contesto europeo tra Surrealismo e astrazione concreta.

Enrico Prampolini, Composizione S6: zolfo e cobalto, 1955
Polimaterico su tavola
23.5 x 32 cm
Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, Lugano
Foto: Stefania Beretta

Burri: la rivoluzione poetica del reale

Nella seconda parte del percorso emerge la figura potente e silenziosa di Alberto Burri, che dopo la Seconda guerra mondiale elabora un linguaggio artistico autonomo, introspettivo e materico. In mostra, opere iconiche come:

  • Catrami (1948–50)
  • Sacchi
  • Plastica e Rosso Plastica (1962)
  • Bianco Nero Cretto (1972)
  • Cellotex (1980)
  • Nero e Oro (1993)

Con il fuoco, Burri trasforma la tela in un campo fisico e poetico, bruciando, scavando e creando varchi, fino a giungere alla muta potenza del cellotex, materiale industriale divenuto espressione di silenzio e assenza.

Un confronto esemplare tra giganti del Novecento

Questa mostra fa parte di un trittico di confronti espositivi voluto da Danna e Giancarlo Olgiati, dopo i precedenti dialoghi tra Balla e Dorazio (2023) e Yves Klein e Arman (2024). “Prampolini Burri. Della Materia” si impone come tappa fondamentale per comprendere come la materia, nell’arte del Novecento, abbia sostituito la narrazione con la presenza, la forma con il processo, il colore con la combustione.