Alla Basilica Palladiana l’allestimento di TRES architettura+ingegneria per la mostra dedicata a Guido Harari

Pubblicato il Di in Approfondimenti

TRES architettura+ingegneria firma il progetto di allestimento della mostra antologica “Guido Harari. Incontri – 50 anni di fotografie e racconti”, ospitata alla Basilica Palladiana fino al 26 luglio 2026.

Promossa dal Comune di Vicenza, l’esposizione segna il ritorno della grande fotografia contemporanea negli spazi monumentali della Basilica attraverso un percorso espositivo progettato per instaurare un dialogo diretto con l’architettura storica del Salone dei Cinquecento.

photo credit@Aldo Amoretti

Un allestimento costruito in relazione con la Basilica

Il progetto, sviluppato dagli architetti Giorgio Simioni e Giulio Simioni, evita ogni sovrapposizione scenografica per lavorare invece su un sistema di relazioni tra spazio, immagini e architettura.

L’intervento organizza il percorso della mostra in una sequenza di ambienti immersivi che accompagnano il visitatore attraverso differenti atmosfere narrative, mantenendo sempre leggibile la monumentalità della Basilica Palladiana.

photo credit@Aldo Amoretti

“Il nostro approccio progettuale per l’allestimento della mostra di Guido Harari – affermano Giorgio e Giulio Simioni – scaturisce dalla volontà di istituire una forma di dialogo consapevole con la monumentale spazialità del salone dei Cinquecento della Basilica, nel tentativo di donare al pubblico un’esperienza di visita che renda leggibile e manifesta la relazione di reciproco rispetto e valorizzazione tra il ‘contenitore’ e il ‘contenuto’.”

Ambienti narrativi tra compressione e apertura dello spazio

L’allestimento si sviluppa attraverso sette sezioni che interpretano il lavoro di Guido Harari non solo in chiave cronologica, ma soprattutto spaziale ed emotiva.

L’ingresso alla mostra è segnato dalla “Cameretta”, ricostruzione simbolica dello spazio adolescenziale del fotografo: un ambiente raccolto e denso di riferimenti visivi, tra poster, riviste musicali, fotografie e memorabilia.

photo credit@Aldo Amoretti

Da qui il percorso si apre verso la sezione “Concerto”, dove il visitatore attraversa una struttura scenografica che riproduce l’esperienza della musica live. Rampe, pareti convergenti e superfici specchianti costruiscono una progressiva immersione percettiva che conduce verso il backstage, spazio più intimo e compresso.

photo credit@Aldo Amoretti

Il progetto alterna così momenti di restringimento e dilatazione spaziale, accompagnando fisicamente il ritmo narrativo della mostra.

La “Selva”: il cuore spaziale della mostra

Il punto centrale del percorso è rappresentato dalla “Selva”, definita come il Pantheon fotografico di Harari.

Qui l’allestimento cambia radicalmente scala: lo spazio si apre nella grande aula della Basilica e le immagini, sospese dalla copertura, sembrano fluttuare nel vuoto architettonico.

photo credit@Aldo Amoretti

Basse pareti espositive costruiscono un contrappunto con le murature storiche del salone, generando una relazione continua tra fotografia e architettura. Il progetto evita volutamente di saturare lo spazio, lasciando che la monumentalità della Basilica rimanga percepibile durante tutta l’esperienza di visita.

La distinzione tra contenitore e contenuto si fa così più sottile, trasformando l’architettura stessa in parte integrante della narrazione espositiva.

Un percorso immersivo tra immagini e architettura

Le oltre 300 opere presenti in mostra — tra fotografie, video, installazioni e materiali d’archivio — vengono integrate in un sistema espositivo che privilegia ritmo, percezione e relazione spaziale.

photo credit@Aldo Amoretti

Il percorso accompagna il pubblico attraverso volti e figure della cultura contemporanea fotografati da Harari nel corso di oltre cinquant’anni di attività, ma è soprattutto il progetto di allestimento a costruire l’esperienza della mostra: una sequenza calibrata di soglie, aperture, compressioni e prospettive pensata per mettere continuamente in dialogo le immagini con la potenza architettonica della Basilica Palladiana.

Un progetto aperto alla città

L’allestimento si conclude con una sezione in continuo aggiornamento dedicata a “Gli Occhi di Vicenza”, progetto che raccoglierà progressivamente le immagini realizzate durante le sessioni fotografiche della “Caverna Magica”.

photo credit@Aldo Amoretti

Un’estensione del percorso espositivo che trasforma la mostra in un dispositivo aperto e in evoluzione, capace di continuare a costruire relazioni tra spazio, persone e città.