Ci sono progetti che nascono per durare, e altri che trovano proprio nella temporaneità la loro forza. MOTEL, il nuovo spazio inaugurato all’interno di Manifattura Tabacchi a Firenze, appartiene a questa seconda categoria: un dispositivo aperto, pensato per attivare un luogo in trasformazione e accompagnarlo verso il suo futuro.

Situato al piano terra dell’edificio B3, MOTEL occupa uno degli spazi più emblematici del complesso, dove l’architettura industriale originaria è ancora leggibile e diventa materia viva del progetto. Qui non si interviene per cancellare o sovrascrivere, ma per innescare nuove possibilità d’uso, mantenendo un dialogo costante con ciò che già esiste.
Un nome, un’immagine, un comportamento
Il riferimento ai motel americani non è solo evocativo, ma progettuale. MOTEL introduce un’idea di ospitalità legata al passaggio, alla contaminazione, alla libertà di movimento. Non un luogo da abitare in modo stabile, ma uno spazio da attraversare, vivere, reinterpretare.
Questa visione si traduce in un ambiente non gerarchico, dove le funzioni si sovrappongono e i percorsi non sono mai univoci. Eventi, mostre, produzioni e incontri convivono senza rigidità, costruendo un paesaggio in continuo cambiamento.
Lo spazio come sistema aperto
L’intervento di allestimento, firmato dallo studio q-bic, lavora per sottrazione più che per aggiunta. Gli elementi introdotti sono leggeri, reversibili, pensati per non fissare lo spazio in una configurazione definitiva, ma per lasciarlo disponibile alla trasformazione.

MOTEL si sviluppa come una sequenza di ambienti autonomi ma connessi: oltre 3.000 mq che includono aree eventi, spazi all’aperto e il Caveau, archivio materico della Manifattura. Non esiste un centro unico, ma una costellazione di episodi che invitano a muoversi liberamente.
Il progetto costruisce così una fruizione informale, in cui il visitatore diventa parte attiva: si sposta, si ferma, attraversa, scegliendo ogni volta come abitare lo spazio.
La memoria come materiale progettuale
Uno degli elementi più interessanti di MOTEL è il modo in cui affronta il tema della memoria. Il Caveau non è un semplice archivio, ma uno spazio espositivo che conserva macchinari, componenti e frammenti della fabbrica, trasformandoli in racconto.

Qui il passato non è nostalgia, ma materia progettuale: un livello che si sovrappone al presente e contribuisce a definirne l’identità. Anche l’intero edificio funziona in questo modo, mantenendo visibili le tracce della sua origine industriale mentre accoglie nuove funzioni.
Arte e percezione dello spazio
L’ingresso è segnato da Hercules di Patrick Tuttofuoco, un intervento che introduce immediatamente il tema della relazione tra individuo e ambiente. Lo sguardo dell’opera accompagna chi entra, rendendolo consapevole del proprio ruolo all’interno dello spazio.

Questa dimensione partecipativa ritorna anche nel programma culturale, come nel caso dell’installazione di Gianni Pettena, in cui il pubblico è chiamato a modificare fisicamente l’ambiente. In entrambi i casi, lo spazio non è mai neutro: esiste solo attraverso chi lo attraversa.
Un dispositivo di rigenerazione
MOTEL non è solo un contenitore di eventi, ma un vero e proprio strumento di rigenerazione temporanea. Riattiva il piano terra del B3, lo connette agli altri poli della Manifattura e lo trasforma in un punto di incontro tra pubblico, creativi e istituzioni.
In attesa della sua futura trasformazione in hotel, questo spazio costruisce una fase intermedia fondamentale: quella in cui il luogo viene nuovamente abitato, esplorato e riconosciuto.
È qui che il progetto trova il suo senso più profondo. Non nella definizione di una funzione, ma nella capacità di generare relazioni, usi e possibilità.