Hometown House: abitare il ritorno tra legno, porfido e memoria

Pubblicato il Di in Approfondimenti

Immersa nel paesaggio dolce e coltivato della Val di Non, Hometown House è una residenza privata che nasce da un gesto intimo e consapevole: il ritorno. Dopo anni vissuti tra Europa, Africa e Stati Uniti, il committente sceglie di ricostruire un legame profondo con la propria terra d’origine, realizzando una seconda casa sul terreno che un tempo ospitava l’abitazione dei genitori. Il progetto, firmato MoDusArchitects, interpreta questo rientro come un dialogo continuo tra memoria, materia e paesaggio.

photo credit ©Marco Cappelletti

La casa si adagia su un pendio rialzato, affacciato sulla valle e sul lago di Santa Giustina, con lo sguardo che si spinge fino alle Dolomiti di Brenta. Due volumi a due falde si incontrano a nord, fondendosi in un’unica abitazione dalla forma dinamica e irregolare. L’involucro in legno di larice nero, trattato ad acqua, avvolge l’edificio con pannelli verticali e profili sottili, interrotti solo da ampie aperture che incorniciano il paesaggio. Un segno netto e contemporaneo che si distingue dalle architetture circostanti, pur mantenendo un profondo rispetto per il contesto rurale.

Spazi pensati per l’ospitalità e la condivisione

Il progetto ruota attorno a un’idea chiara: la casa come luogo di incontro, convivialità e accoglienza. Un concetto che si traduce in spazi ampi, fluidi e fortemente connessi tra interno ed esterno. L’accesso avviene dalla strada principale attraverso un viale in cubetti di porfido della Valle di Cembra, che conduce a una terrazza affacciata sull’orto e sul paesaggio. Il cambio di disegno della pavimentazione segna con discrezione l’ingresso, incorniciato da un’alcova che introduce alla casa. Anche qui emerge l’attenzione al dettaglio: il maniglione del portone in larice, disegnato su misura dallo studio, riprende l’impronta a terra dell’edificio.

All’interno, la pavimentazione in grandi lastre di porfido grigio accompagna il percorso dall’ingresso alla zona giorno, dove cucina, sala da pranzo e loggia esterna si aprono verso sud grazie a una grande vetrata che inonda gli ambienti di luce naturale.

photo credit ©Marco Cappelletti

La cucina si distingue per l’isola in cemento, i pensili scorrevoli e il piano di lavoro in acciaio inox, mentre tutte le superfici verticali sono rivestite in larice a venatura verticale, creando un continuum caldo e materico.

Il soggiorno, leggermente ribassato di due gradini, introduce una variazione spaziale più raccolta e intima. Qui, le pareti intonacate con stucco a base di calce e inerti di pietra locale dialogano con il caminetto e con una lunga seduta in porfido che corre lungo la vetrata, trasformando il panorama in parte integrante dell’arredo.

Materiali locali e atmosfere alpine

Al piano superiore, la zona notte accoglie quattro camere matrimoniali, ognuna con una propria relazione con la luce e il paesaggio. La suite padronale è illuminata da un grande lucernario e da aperture laterali, mentre un’ariosa anticamera distribuisce gli ambienti privati e ospita uno spazio dedicato alla scrittura e alla lettura. Il soffitto rivestito in legno di cirmolo, con nodi rosso-bruni, si estende in tutta la zona notte, diffondendo il tipico profumo alpino e richiamando ricordi d’infanzia legati alle case di montagna.

La palette materica è volutamente contenuta: porfido, larice e cirmolo definiscono l’identità dell’intero progetto. I dettagli costruttivi e i trattamenti delle superfici riprendono tecniche tradizionali dell’edilizia locale, grazie al coinvolgimento di artigiani e costruttori della Val di Non. Un lavoro corale che trasforma il cantiere in un atto di trasmissione culturale, oltre che costruttiva.

photo credit ©Marco Cappelletti

Tra tradizione e intimità domestica

Il piano inferiore ospita alcuni degli spazi più intimi e simbolici della casa. Qui trova posto la stube, tradizionale sala familiare alpina rivestita in legno, che si apre direttamente sul giardino. Accanto, una camera per gli ospiti, i locali di servizio e il garage completano la distribuzione.

photo credit ©Marco Cappelletti

Completamente interrata, la cantina con sala degustazione rappresenta il cuore più profondo del progetto. La parete curva in cemento faccia a vista, il legno massello di larice e la pavimentazione a secco in mattoni rossi ancorano fisicamente e simbolicamente la casa al terreno, alle radici trentine e alla cultura del vino.

photo credit ©Marco Cappelletti

Con Hometown House, MoDusArchitects firma un progetto capace di raccontare un ritorno senza nostalgia, dove l’architettura contemporanea dialoga con la tradizione locale attraverso materiali, gesti e atmosfere. Una casa che si distingue nel paesaggio dei meleti, non per contrasto, ma per coerenza e profondità, restituendo un’idea di abitare fatta di memoria, ospitalità e appartenenza.