Errante: tra materia, progetto e forma. Un dialogo sul processo che trasforma l’idea in oggetto

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Errante nasce a Roma dall’incontro tra l’architetto Ivan Lomuti e l’artista Gabriele Villa, configurandosi come una realtà ibrida tra brand di arredi e atelier di progettazione. Il progetto sviluppa una ricerca che attraversa produzione e sperimentazione, dando forma a una collezione di complementi e arredi affiancata da pezzi unici e serie limitate destinati a interventi di interior e committenze private.

Un linguaggio essenziale e in continua evoluzione, in cui materia e progetto si confrontano costantemente tra rigore e libertà, tra serialità e unicità.

Abbiamo incontrato i fondatori per approfondire il loro approccio al progetto e il processo che trasforma l’idea in oggetto.

  • Quando partite da un’idea, come scegliete i materiali che daranno vita all’oggetto? Sono loro a dettare la forma o il contrario?

Entrambi gli aspetti possono essere scelti. Il metallo, la pietra, il legno, sono tutti materiali che arrivano a suggerire delle forme, ognuna naturalmente con determinate caratteristiche.

Quindi partiamo da un’idea generale, un disegno… Qualcosa che viene al di fuori di noi e poi si concretizza. Piano piano definiamo questa idea, ad alla fine accade che il disegno suggerisca il materiale.

  • Ci sono tecniche artigianali o processi produttivi cui non rinuncereste mai nei vostri progetti, e se sì, perché?

Un buon progetto non può che nascere da un principio necessario ed opportuno, da un disegno che viene modulato conseguenzialmente alla necessità delle cose. Vale per tutti: sia per il progettista che per l’esecutore, che esso sia ebanista, tornitore, fabbro o scalpellino.

Certo è che il processo artigianale per un prodotto industriale, deve essere esattamente ripetibile e veloce, come per ogni buon articolo industriale. In definitiva quindi non proprio così “artigianale”.

Fare pezzi unici è diverso, lì la capacità “manuale” del Mastro, fa una grande differenza.

  • Tavoli come Terzomiglio o Meh mostrano accostamenti inusuali tra marmo, legno e metalli verniciati. Quali criteri guidano le vostre scelte materiche e cromatiche per creare armonia tra materiali diversi?

A ben vedere negli arredi in generale, non ci sono poi materiali così inusuali, soprattutto per i tavoli. Piani in marmo o comunque pietra, ve ne sono sempre stati, montati su zampe di legno o metallo, oppure piani in metallo su legno…

Accade come sempre che il progetto necessiti di determinati elementi. Il gioco dei contrasti tende spesso a rimettere le caselle al posto giusto invece di scompaginarle.

  • Sedute come Torax sfidano la percezione della leggerezza e della solidità. Come affrontate la progettazione strutturale per garantire comfort e sicurezza, pur mantenendo forme sottili e materiche essenziali?

All’inizio c’è sempre il disegno, il concetto. In ogni caso cerchiamo subito di definire il pezzo, trovando conferma o meno nei prototipi. Conosciamo il materiale che andiamo a maneggiare e cerchiamo di spingerlo più in là possibile.

Poi si lima, apportando a mano a mano quelle modifiche tecniche necessarie all’equilibrio tra idea e stabilità dell’elemento.

È sempre un compromesso, il quale a volte riesce a portare anche, oltre a quelle funzionali, delle qualità estetiche in più all’oggetto.

  • Lavorare su pezzi unici o serie limitate vi permette più libertà creativa: come questo approccio influenza il vostro rapporto con la materia e la progettazione?

La tiratura di un pezzo non limita di per sé la libertà creativa, semplicemente gli impone maggiori mediazioni. La riproducibilità deve essere la costante. Può essere uno stimolo non un ostacolo. Di contro, realizzare un oggetto unico od operare su di una richiesta specifica per un luogo, un committente, un evento circoscritto, concede il vantaggio di rischiare soluzioni non conformi e “provocare” materiali e forme. A volte questo ha a che fare con l’arte. Ma anche l’architettura non sa prescindere da ciò quando concepisce uno spazio per un luogo ed uno scopo.

Va però ammesso che il nostro lavoro sull’arredo, non dimentica mai il fatto che debba poter essere replicato produttivamente da chiunque.