A Beverwijk, nei Paesi Bassi, una nuova stazione elettrica a 150 kV progettata da Powerhouse Company interpreta un’infrastruttura tecnica come parte integrante della trasformazione urbana dell’area del Bazaar. Il progetto, sviluppato per TenneT, combina mattoni, metallo e ceramica stampata in 3D, trasformando un edificio destinato agli impianti elettrici in un nuovo elemento riconoscibile del paesaggio urbano.

L’area intorno al Bazaar, storicamente caratterizzata da grandi strutture commerciali e infrastrutture tecniche, è infatti interessata da un più ampio processo di trasformazione che prevede nuove abitazioni, spazi di lavoro, aree pubbliche e una maggiore relazione con il waterfront. In questo scenario, anche lo switchstation assume un ruolo diverso: pur mantenendo una funzione esclusivamente infrastrutturale, il suo involucro viene progettato per dialogare con il futuro quartiere.
Due volumi, un’unica composizione
L’edificio è composto da due volumi distinti. Quello principale, più alto, rivestito in mattoni, ospita l’installazione elettrica; un secondo volume, più basso e rivestito in metallo, accoglie invece le funzioni secondarie.

La facciata in mattoni è caratterizzata da profondi pilastri verticali che ne scandiscono il ritmo e ne aumentano la profondità. Il volume inferiore è invece avvolto da lamelle metalliche dalla forma leggermente ondulata. Oltre a mettere in relazione visivamente le due parti dell’edificio, le lamelle producono sulla superficie giochi variabili di luce e ombra.



La scelta dei materiali e la composizione dei volumi contribuiscono così a ridurre la percezione della scala dell’infrastruttura e a conferirle una presenza più articolata, in relazione con lo spazio pubblico circostante.
Powerwall, il rilievo ceramico di Studio RAP
All’interno della facciata in mattoni trova posto Powerwall, l’opera realizzata da Studio RAP e concepita in relazione alla funzione stessa dell’edificio.


Il progetto prende spunto dai campi elettromagnetici invisibili generati dagli impianti e li traduce in una superficie tridimensionale caratterizzata da un andamento fluido. Il rilievo diventa così una rappresentazione astratta delle forze che attraversano e animano la stazione elettrica.
Powerwall misura 8 × 5 metri ed è composta da 322 elementi ceramici differenti, progettati attraverso sistemi di design computazionale e prodotti mediante stampa robotica 3D dell’argilla.


Ogni piastrella presenta variazioni nella forma, nella texture e nella profondità. Dopo la cottura, gli elementi sono stati trattati con uno smalto turchese traslucido, che si concentra nelle scanalature e nelle parti più profonde del rilievo. La superficie reagisce in questo modo alle variazioni della luce, modificando la propria percezione durante la giornata.



La dimensione dell’opera e la particolare tecnica utilizzata fanno di Powerwall una delle più grandi opere ceramiche al mondo realizzate attraverso stampa 3D robotica.
Tecnologia e artigianalità
Il progetto di Studio RAP mette in relazione strumenti digitali e lavorazione ceramica. Il design computazionale permette di controllare e differenziare i 322 elementi che compongono il rilievo, mentre la stampa robotica dell’argilla consente di trasformare il modello digitale in componenti fisici caratterizzati da variazioni tridimensionali.


La tecnologia non viene quindi utilizzata soltanto per ottenere una forma complessa, ma diventa parte del processo progettuale e produttivo, mantenendo nella superficie ceramica una componente materica e artigianale.
Un nuovo modo di progettare le infrastrutture
Lo Switchstation Beverwijk nasce per rispondere a una necessità concreta: l’aumento della domanda di energia elettrica legata alla trasformazione dell’area. Ma la sua architettura guarda anche al contesto urbano nel quale l’edificio è destinato a inserirsi.




Cabine elettriche e stazioni di trasformazione sono infrastrutture sempre più presenti nelle città contemporanee. Pur non essendo edifici pubblici nel senso tradizionale del termine, fanno parte dello spazio quotidiano e contribuiscono alla percezione dei luoghi.



Il progetto di Powerhouse Company affronta proprio questo rapporto, lavorando sull’involucro e sulla scala dell’edificio senza rinunciare alle esigenze tecniche e funzionali dell’impianto. La facciata in mattoni, le lamelle metalliche e il grande rilievo ceramico trasformano così una struttura necessaria ma generalmente anonima in un elemento architettonico riconoscibile.

A Beverwijk, l’infrastruttura energetica non viene semplicemente nascosta o neutralizzata: diventa parte del progetto urbano e anticipa, attraverso la propria architettura, l’identità del quartiere che la circonderà.