In occasione dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, la Fabbrica del Vapore di Milano coproduce, dal 13 febbraio al 13 aprile 2026, la mostra del fotografo ampezzano Stefano Zardini A Visionary at Altitude – N vijionar sö alalt. L’iniziativa, promossa dalla Provincia autonoma di Bolzano con il patrocinio del Comune di Cortina d’Ampezzo, si inserisce nel programma dell’Olimpiade Culturale, rafforzando il dialogo tra territori e linguaggi artistici.

La curatela è affidata a Margherita Palli, Thina Adams e Valentina Vidali. Il progetto, dopo una prima tappa alla Ikonos Art Gallery e una seconda al Lumen – Museum of Mountain Photography (entrambe visitabili fino al 13 aprile), approda a Milano con un allestimento immersivo pensato per i grandi spazi industriali della Fabbrica del Vapore.
Una trilogia per raccontare la montagna
A Milano viene presentata per la prima volta la trilogia completa: The Pioneers’ Passion – La pasciun di pioniers, Snowland e Tracce – Lasciare che l’occhio squarti il paesaggio. Tre nuclei distinti per atmosfera e linguaggio, uniti dal pensiero visionario di Zardini, che accompagna il visitatore in un percorso fatto di luoghi, suoni, silenzi e soprattutto di uomini e donne di montagna. Un ponte ideale tra la dimensione urbana e le vette dolomitiche che hanno alimentato l’immaginario dell’autore fin dall’infanzia.

The Pioneers’ Passion nasce dal monumentale archivio fotografico di famiglia e si lega direttamente alle celebrazioni olimpiche. Le immagini di inizio Novecento – sciatori pionieri, discese in bob, l’eleganza del pattinaggio su ghiaccio, le prime esplorazioni in quota – vengono rielaborate attraverso interventi cromatici e grafici in chiave pop. Il passato si trasforma così in icona contemporanea, carica di energia e tensione verso il futuro. In piena stagione olimpica, la collezione invita a riscoprire quello slancio pionieristico che rese la montagna laboratorio di modernità e aprì la strada alle Olimpiadi di Cortina 1956.
Con Snowland, Zardini propone una lettura inattesa delle Dolomiti, patrimonio UNESCO, trasformate in un gigantesco fun-park attraverso un raffinato gioco stilistico e intellettuale. Le “cattedrali” di roccia e le tradizioni locali diventano terreno di provocazione: «È la montagna ad essere cambiata o è il turismo?». La domanda non riguarda soltanto l’equilibrio ambientale, ma soprattutto quello mentale, culturale e sociale.

Il progetto più intimo è Tracce – Lasciare che l’occhio squarti il paesaggio, dove la montagna e la neve diventano protagoniste assolute. La neve, definita dal fotografo «una tela d’artista pronta per essere utilizzata», si lascia incidere e disegnare: le traiettorie degli sciatori si sovrappongono, creando una trama in continua mutazione. È un’indagine poetica sul segno, sul passaggio e sulla memoria.
Allestimento e catalogo
Ad arricchire il percorso espositivo, una selezione di fotografie d’epoca delle Olimpiadi del 1956 provenienti dall’archivio storico della famiglia Zardini. Gli allestimenti milanesi sono firmati da Margherita Palli, scenografa e NABA Set Design Advisor, insieme all’architetto e docente NABA Alessandro Pedretti, con il coinvolgimento delle studentesse del Triennio in Scenografia della NABA – Nuova Accademia di Belle Arti.

Per l’occasione è stato realizzato un catalogo con contributi istituzionali di Tommaso Sacchi, Arno Kompatscher, Daniel Alfreider, Angelo Gennaccaro, Gianluca Lorenzi e Maria Fratelli, a testimonianza della dimensione corale del progetto.
Con A Visionary at Altitude – N vijionar sö alalt, titolo tradotto in ladino – lingua alla cui cultura Zardini appartiene ed è profondamente legato – si celebra non solo un fotografo innovativo ed eclettico, ma il coraggio e la creatività delle comunità montane, incarnate nello spirito olimpico che unisce Milano e Cortina in un’unica visione culturale.