Il Mart di Rovereto presenta per la prima volta in Italia una delle più importanti collezioni private monografiche dedicate a un singolo artista: il nucleo completo di opere di Giacomo Balla appartenente alla Collezione Laura Biagiotti e alla Fondazione Biagiotti Cigna.

La mostra riunisce circa 240 opere — tra dipinti, disegni, arredi, oggetti e abiti — che dialogano con selezioni provenienti dalle collezioni del museo e con materiali d’archivio. Tra i pezzi più rilevanti, anche il monumentale Genio Futurista, la più grande opera mai realizzata da Balla.
Un progetto che non si limita a esporre, ma costruisce un racconto: quello di un’utopia diventata forma, in cui arte, moda e vita si sovrappongono fino a coincidere.
Biagiotti e Balla: una collezione come visione
La relazione tra Laura Biagiotti e l’opera di Balla nasce nel 1986, dopo una visita a una mostra romana. Da quel momento, fino alla sua scomparsa nel 2017, la stilista costruisce insieme al marito Gianni Cigna un nucleo collezionistico che oggi rappresenta la più ampia raccolta privata dedicata all’artista.
Come sottolinea il professor Fabio Benzi, Biagiotti riconosce precocemente il legame radicale tra Balla e il suo tempo moderno, intuendo la natura rivoluzionaria della sua ricerca: la fusione tra arte, moda e cultura visiva.

Alla sua morte, il patrimonio confluisce nella Fondazione Biagiotti Cigna, che ne garantisce continuità e conservazione. Oggi il progetto prosegue con Lavinia Biagiotti Cigna, che guida l’azienda e la visione culturale della famiglia.
Il Mart come luogo naturale del Futurismo
La scelta del Mart non è casuale. Il museo di Rovereto ha da sempre una vocazione profonda per le avanguardie del primo Novecento e per il Futurismo, anche grazie al legame con Fortunato Depero, figura centrale della sua identità museale.
In questa prospettiva, la mostra rafforza il dialogo tra collezionismo privato e istituzione pubblica, mettendo in relazione due patrimoni che condividono una stessa tensione: rileggere il Novecento come laboratorio del presente.
Arte totale: Balla e la fusione tra vita e linguaggio
Nel cuore del progetto emerge l’idea futurista di “arte totale”, formulata da Balla insieme a Depero nella Ricostruzione futurista dell’universo (1915). Un programma estetico radicale che mira a trasformare la realtà in un sistema dinamico di forme, energie e relazioni.
Per i futuristi, l’arte non è rappresentazione ma costruzione del mondo: un principio che attraversa pittura, oggetti, abiti, arredi, fino alla dimensione quotidiana.

Già nel 1914 Balla realizza il Vestito antineutrale, anticipando una visione in cui la moda diventa linguaggio culturale e gesto politico. Da qui prende forma una produzione che attraversa tutta la sua vita: bozzetti, tessuti, mobili, arazzi, oggetti e sperimentazioni decorative.
Tra le opere esposte spicca il Genio Futurista, imponente olio su tela-arazzo realizzato nel 1925 e presentato all’Esposizione Internazionale di Parigi del 1925. Un’opera-manifesto che sintetizza la tensione futurista verso una pittura totale e immersiva.
Moda, linguaggio e modernità
Il percorso espositivo evidenzia come Balla abbia progressivamente trasferito il proprio linguaggio pittorico negli oggetti e nel design: dai vortici dinamici alle geometrie astratte, tutto diventa sistema applicabile alla vita.

Questa continuità tra arte e quotidiano trova nella visione di Biagiotti una risonanza naturale. Come sottolinea la direttrice creativa Lavinia Biagiotti Cigna, il Futurismo rappresenta non solo una fonte estetica, ma un’attitudine progettuale: dinamica, trasformativa, orientata al futuro.
La moda, in questo quadro, non è ornamento ma dispositivo culturale: uno spazio in cui forme e significati si costruiscono in tempo reale.
Un allestimento tra cronologia e visione
Curata da Fabio Benzi insieme a Beatrice Avanzi, la mostra Giacomo Balla. Lo stile dell’Avanguardia si articola in cinque sezioni: dal Divisionismo al Futurismo, dalla moda alla Ricostruzione dell’universo, fino alla figurazione moderna.

Il progetto espositivo, a cura dello studio Officina delle Idee, costruisce un ambiente immersivo fatto di cromie, geometrie e dispositivi visivi che accompagnano il visitatore attraverso l’evoluzione del linguaggio di Balla.
Accanto alle opere, trovano spazio arredi e oggetti che restituiscono la dimensione espansa della sua ricerca, dove arte e progetto coincidono.
Una collezione come atto culturale
La collezione Biagiotti non si limita alla conservazione: è un atto di interpretazione continua. Il collezionismo diventa forma di pensiero, capace di riattivare il passato nel presente e di generare nuove letture del Futurismo.

In questo senso, il progetto espositivo non celebra solo un artista, ma un’idea: quella di una modernità che non separa arte, moda e vita, ma le unisce in un unico flusso creativo.
Un’eredità che oggi torna a parlare al presente con una sorprendente attualità.