A trent’anni dalla mostra personale Cappelle Medicee (1995), Aurelio Amendola torna a Palazzo Reale di Milano con una grande esposizione dedicata al suo lavoro. Dal 16 giugno al 6 settembre 2026 le sale del palazzo ospitano Aurelio Amendola. Capolavori fotografati, mostra promossa dal Comune di Milano – Cultura, prodotta da Palazzo Reale in collaborazione con Associazione Culturale BUILDING.

Aurelio Amendola,
Hermann Nitsch – Vienna,
2012, C-Print, 150 x 150 cm (155 x 155 cm con cornice)
© Aurelio Amendola
L’esposizione riunisce 85 fotografie di grande formato realizzate tra il 1976 e il 2025 e offre una lettura ampia della ricerca di Amendola (Pistoia, 1938), figura centrale della fotografia d’arte contemporanea, capace di trasformare la luce in narrazione e di attraversare secoli di storia dell’arte con uno sguardo intimo e incisivo.
Un dialogo tra maestri e contemporaneo
Il cuore della mostra è il dialogo che Amendola instaura con alcuni tra i più grandi protagonisti della storia dell’arte. Le sculture di Michelangelo Buonarroti, Gian Lorenzo Bernini e Antonio Canova convivono con la forza materica e gestuale del contemporaneo, rappresentato da Alberto Burri, Emilio Vedova e Hermann Nitsch.

Aurelio Amendola,
Ratto di Proserpina, Bernini – Galleria Borghese, Roma,
2018
Stampa Inkjet Fine Art su carta fotografica, 100 x 75 cm (105 x 80 cm con cornice)
© Aurelio Amendol
Le immagini non si limitano a documentare le opere, ma ne rivelano la dimensione più segreta: la relazione tra materia, gesto e identità dell’artista. A questo nucleo si affianca una sezione dedicata al Duomo di Milano, con scatti inediti che lo interpretano come organismo plastico attraversato dalla luce, più scultura che architettura.
Il gesto come materia visiva
Il percorso si apre con 41 fotografie dedicate a Hermann Nitsch, Alberto Burri ed Emilio Vedova, tre artisti legati in modo profondo all’azione e al gesto. Le opere provengono anche da importanti collezioni e fondazioni internazionali come la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova e la Nitsch Foundation.
Amendola ritrae gli artisti nei loro atelier, cogliendo il momento in cui il processo creativo diventa forma visibile. Nei lavori di Nitsch, in particolare nelle “azioni rosso sangue” del 2012 al castello di Prinzendorf, la dimensione rituale viene condensata in immagini più intime rispetto alla forza performativa originaria.

Aurelio Amendola,
Giuliano de’ Medici, Michelangelo – Cappelle Medicee, Firenze,
2004, Stampa Inkjet Fine Art su carta fotografica, 110 x 150 cm (115 x 155 cm con cornice)
© Aurelio Amendola
Le Combustioni di Burri, fotografate nel 1976 a Città di Castello, mostrano invece il gesto del bruciare come trasformazione della materia: un atto insieme controllato e istintivo che diventa immagine. In Emilio Vedova, infine, il movimento si traduce in energia pittorica: il corpo dell’artista si muove nello spazio come origine stessa del segno.
Il Duomo di Milano come scultura di luce
Una sala è interamente dedicata a nove fotografie del Duomo di Milano (2009), presentate per la prima volta al pubblico. Amendola ne esplora dettagli, geometrie e riflessi, restituendo una cattedrale letta come struttura plastica più che architettonica.

Ratto di Proserpina, Bernini – Galleria Borghese, Roma,
2018
Stampa Inkjet Fine Art su carta fotografica, 100 x 75 cm (105 x 80 cm con cornice)
© Aurelio Amendola
La vicinanza fisica tra Palazzo Reale e il Duomo amplifica il valore di questa sezione, creando un dialogo diretto tra immagine e luogo, tra rappresentazione e presenza.
La grande scultura del passato
Il percorso prosegue con 35 fotografie dedicate ai capolavori scultorei di Michelangelo, Bernini e Canova. Attraverso il bianco e nero e un uso raffinato della luce, Amendola mette in evidenza la superficie del marmo come spazio vivo e sensibile.

Aurelio Amendola,
Emilio Vedova – Venezia,
1987, C-Print, 150 x 100 cm (155 x 105 cm con cornice)
© Aurelio Amendola

Aurelio Amendola,
Alberto Burri “La Combustione” – Città di Castello,
1976, C-Print, 150 x 125 cm (155 x 130 cm con cornice)
© Aurelio Amendola
Dal Ratto di Proserpina di Bernini all’abbraccio sospeso di Amore e Psiche di Canova, fino al Giuliano de’ Medici di Michelangelo, la materia scolpita si rivela come organismo attraversato da tensioni interne, che lo sguardo fotografico contribuisce a rinnovare.
Una narrazione della materia e della memoria
Nel suo insieme, Capolavori fotografati costruisce un racconto stratificato che attraversa epoche e linguaggi differenti. La fotografia diventa strumento di interpretazione della storia dell’arte, capace di interrogare la materia, il gesto e la memoria in una dimensione profondamente personale.