Dal 17 gennaio al 15 marzo 2026, Casa Morandi a Bologna ospita la mostra Concetto Pozzati. Da e per Morandi, curata da Maura Pozzati in collaborazione con l’Archivio Concetto Pozzati. La dimora-studio, luogo in cui Giorgio Morandi visse e lavorò dal 1933 al 1964, diventa il teatro di un dialogo artistico che attraversa oltre quarant’anni di ricerca, riflettendo il rapporto intenso e complesso tra due protagonisti della cultura italiana del secondo dopoguerra. L’esposizione fa parte del programma istituzionale di ART CITY Bologna 2026, in occasione di Arte Fiera.

Definito “il corsaro della pittura”, Concetto Pozzati (Vo’, 1935 – Bologna, 2017) ha tracciato ponti tra Surrealismo, Informale e Pop Art italiana, mantenendo sempre al centro il segno e il pensiero critico sull’arte e sul guardare. La sua ricerca non celebra il consumo né la merce, ma indaga il rapporto tra arte e osservatore, esplorando differenze, ironia, spaesamento e responsabilità politica. Professore stimato e curioso, Pozzati amava condividere conoscenze e dialogare con gli studenti, portando avanti uno sguardo sempre attento al contemporaneo.
Un dialogo durato quarant’anni
La mostra prende il titolo dalla serie Da e per Morandi, un corpus di opere e scritti in cui Pozzati riflette sul metodo pittorico del maestro bolognese. Tra i lavori in esposizione spicca Da e per Giorgio Morandi (1964), realizzato durante la partecipazione di Pozzati alla XXXII Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia e a documenta III di Kassel. In questo dipinto emerge la transizione dall’informale organico a una pittura più oggettuale, vicina alla sensibilità pop.

Il percorso prosegue con due opere del ciclo Restaurazione (1973), in cui rose e nature morte si sovrappongono a incisioni ingrandite di Morandi, come a creare un confronto temporale e creativo continuo, un vero dialogo “da e per”.
Nei lavori del 1974, Quattro più quattro. Per Morandi e Dal dizionario della restaurazione: bottiglie confezionate da e per Morandi, Pozzati integra elementi eterogenei – reperti oggettuali, fotografie, scrittura – in un linguaggio pittorico audace e ironico, capace di trasformare l’omaggio in riflessione critica. L’artista annotava in quegli anni: «Appropriazione-citazione-sovrapposizione-organizzazione. Investigazione sul passato. Uso del Passato. Usare è fare. Fare è vivere».

A chiudere la mostra, un nucleo più intimo: le carte della serie A casa mia (2007–2008), in cui oggetti domestici diventano presenze affettive, quasi icone della quotidianità, restituendo la dimensione personale e riflessiva della ricerca di Pozzati.
Con Da e per Morandi, Casa Morandi offre una lettura inedita della storia dell’arte italiana del secondo dopoguerra, mostrando come la pittura possa essere ponte tra generazioni, memoria e sperimentazione.