Dal 14 maggio al 4 ottobre 2026 Triennale Milano presenta la mostra Davide Stucchi. Temporary Rooms, a cura di Damiano Gullì. Ospitato negli spazi dell’Impluvium, il progetto si configura come un dispositivo espositivo in trasformazione continua, dove l’abitare viene smontato, ricostruito e reinterpretato attraverso una sequenza di ambienti temporanei.

Al centro della ricerca di Davide Stucchi vi è una riflessione radicale sulla domesticità contemporanea: la casa non come spazio stabile e funzionale, ma come costruzione culturale e narrativa, attraversata da precarietà, desiderio, memoria e trasformazioni sociali. In Temporary Rooms, l’interno domestico diventa un campo critico in cui oggetti, corpi e immagini si rinegoziano costantemente.
La casa come dispositivo in mutazione
Il progetto nasce in dialogo con la particolare conformazione dell’Impluvium della Triennale, che Stucchi trasforma in una sorta di cantiere aperto. Le superfici dello spazio vengono reinterpretate attraverso strutture in orsogrill, le tipiche griglie metalliche da recinzione edile, che definiscono un ambiente permeabile, instabile, mai definitivo.


L’idea centrale è quella di un’architettura temporanea e processuale: una casa che non viene mai completata, ma continuamente riadattata. Il risultato è un sistema espositivo in cui la costruzione coincide con la sua esposizione, e l’opera si manifesta come durata più che come oggetto.
Quattro stanze, una casa in trasformazione
La mostra si articola in quattro riconfigurazioni successive che, nell’arco dell’apertura, danno forma a una casa in costante evoluzione. Gli ambienti si susseguono come fasi di un cantiere abitativo:
- dal 14 maggio: il bagno
- dal 23 giugno: il salotto
- dal 21 luglio: la camera da letto
- dal 15 settembre: la cucina
Ogni fase sostituisce e riorganizza la precedente, generando una sequenza di spazi che non si sommano ma si trasformano reciprocamente. Le opere non ancora installate vengono imballate e disposte nello spazio come un paesaggio in attesa, assimilabile a una periferia temporanea dell’esposizione, destinata a mutare con il procedere dei lavori.
Oggetti senza funzione, spazi senza stabilità
Il lavoro di Stucchi si muove tra installazione, scenografia e progettazione espositiva. Gli oggetti domestici vengono decontestualizzati, privati della loro funzione originaria o riattivati attraverso gesti minimi, spesso ironici. La quotidianità viene così analizzata nei suoi codici più invisibili, trasformando il familiare in qualcosa di instabile e straniante.
In questo processo, lo spazio domestico diventa un dispositivo narrativo: un luogo che mette in relazione immagini, corpi e oggetti, rivelando la fragilità delle forme dell’abitare contemporaneo. La casa si configura come costruzione culturale attraversata da tensioni sociali evidenti, tra cui la trasformazione dell’intimità, la crescente porosità tra pubblico e privato e la precarietà economica legata al contesto urbano milanese.
Tra arte, design e scenografia
Un aspetto centrale della ricerca dell’artista è il suo rapporto con la scenografia, intesa non come semplice costruzione di ambienti, ma come pratica di organizzazione dello sguardo, del tempo e della percezione. Le installazioni di Stucchi si presentano come ambienti autonomi, quasi coreografati, in cui lo spettatore è invitato a muoversi tra tracce personali e immaginari collettivi.
Il confine tra arte e design si dissolve progressivamente: gli oggetti diventano segni, le stanze diventano narrazioni, lo spazio diventa linguaggio. In questa tensione continua tra presenza e sottrazione, le opere attivano una dimensione percettiva sospesa, dove ciò che conta non è ciò che si vede, ma ciò che si costruisce nel tempo dell’esperienza.
Seduzione, desiderio e rappresentazione
Un ulteriore asse di ricerca riguarda la “seduzione” degli oggetti: la loro capacità di generare desiderio, costruire immaginari e influenzare comportamenti. In Temporary Rooms, questo aspetto emerge nella relazione ambigua tra attrazione e distanza, tra ciò che appare e ciò che si sottrae allo sguardo.

La pratica di Stucchi si caratterizza per una natura fluida e stratificata, capace di mettere in discussione le modalità condivise di rappresentazione dei corpi e delle identità. Ogni intervento diventa così un dispositivo critico che interroga non solo lo spazio domestico, ma anche le sue implicazioni culturali e simboliche.
Un progetto dentro la ricerca della Triennale
La mostra si inserisce nel percorso di valorizzazione della scena artistica italiana promosso da Triennale Milano sotto la curatela di Damiano Gullì, curatore per arte contemporanea e public program. Un programma che negli ultimi anni ha coinvolto artisti e artiste di diverse generazioni, impegnati in pratiche ibride tra discipline, linguaggi e tecniche.
Temporary Rooms si configura così non solo come esposizione, ma come esperienza immersiva e processuale: una casa che si costruisce davanti al pubblico, trasformando l’abitare in un atto esposto, instabile e continuamente riscritto.