Fino al 21 marzo 2026, BUILDING TERZO PIANO ospita L’Altrove, mostra personale di Silvio Wolf che presenta una selezione di opere fotografiche storiche, recenti e inedite realizzate tra il 1989 e il 2026. L’esposizione esplora i temi della soglia, dell’assenza e dell’altrove, invitando il visitatore a confrontarsi con spazi di transizione e punti di passaggio tra realtà e immaginazione.

Aperture II: l’esperienza come co-creazione
Tra i lavori presentati, Aperture II (2009/2026) rappresenta un punto focale della mostra. Concezione visiva e sound design sono a cura di Tiziano Crotti e l’installazione è stata realizzata appositamente per lo spazio espositivo. In questa opera, la realtà viene attivata dall’esperienza di ciascun visitatore, rendendolo co-autore di un dispositivo in cui tempo e immagine coincidono nel presente dell’esperienza.
Parallelamente, presso la Galleria Moshe Tabibnia, è esposta Piccolo Myhrab Monumentale (1990), in cui Wolf affronta i temi dell’altrove e della soglia attraverso la ricostruzione fotografica tridimensionale di un elemento architettonico della tradizione islamica.
Soglie come luoghi di esperienza
Le dieci opere in mostra indagano l’enigma dello spazio e la natura delle immagini che lo rappresentano, concepite come luoghi di esperienza e come soglie tra presenza e assenza, tra qui e altrove. Nel lavoro di Wolf, la soglia diventa un luogo di conoscenza: uno spazio che invita alla sosta, allo sguardo e alla meditazione, in cui realtà e immaginazione entrano in contatto. Le fotografie indicano percorsi e alterità possibili, presentandosi come spazi di transizione che connettono e al contempo separano, offrendo visioni simultanee d’interno ed esterno.

Wolf riflette sugli ambigui meccanismi della percezione e sul modo in cui l’immagine traduce la multidimensionalità del reale nella bidimensionalità fotografica. L’artista si colloca al limite tra visibile e non visibile, un confine che mette in relazione due mondi interdipendenti: “tutto ciò che unisce, separa”, afferma Wolf.
Luoghi trasfigurati e virtualità della luce
I luoghi raffigurati dall’artista sono definiti da forme architettoniche ambigue, le cui immagini diventano soglie percettive ed esistenziali, stazioni di un percorso simbolico di cui Wolf offre una misteriosa evidenza visiva. Le fotografie nascono da uno strappo virtuale operato attraverso la luce: l’oggetto rappresentato resta intatto e la materia inviolata, ma viene trasposto in un altrove spazio-temporale. Questo atto di estrazione rappresenta l’appropriazione dell’artista di ciò che già gli appartiene e attende di essere visto e riconosciuto.

Come osserva Wolf: “La mia predilezione per i luoghi di transizione vuole forse indicare che la Fotografia, in quanto linguaggio simbolico, può essere pensata come soglia tra il reale visibile e i suoi molteplici livelli d’interpretazione, il limite e punto di coincidenza tra materiale e immateriale, reale e possibile. La Fotografia è un’interfaccia, il luogo di contatto tra l’Io e il reale. Ogni lavoro nasce da un incontro che interroga lo spazio che ci separa da ciò che vediamo: è in quel varco sottile che continuo a ricercare”.
Dal Libro della Vita: quarantacinque anni di ricerca
Durante il periodo della mostra, negli spazi di BUILDING TERZO PIANO sarà presentato anche il libro d’artista Dal Libro della Vita, realizzato da Prearo Editore (Milano, 2026). In edizione bilingue italiano-inglese, il volume contiene quindici stampe originali in tiratura limitata, ciascuna inserita in un quartino alla francese e racchiusa in una scatola-contenitore in seta nera. Accompagnato da una conversazione tra Alberto Fiz e Silvio Wolf, il libro sintetizza quarantacinque anni di ricerca visiva ed esistenziale attorno ai temi della soglia, dell’assenza e dell’altrove, offrendo un ulteriore approfondimento sul percorso artistico dell’autore.

L’esposizione L’Altrove conferma l’attenzione di Silvio Wolf ai luoghi di transizione e alla natura metaforica dello spazio, trasformando l’esperienza visiva in un dispositivo di riflessione profonda e invitando il pubblico a esplorare il confine sottile tra reale, possibile e immaginato.