Mimmo Paladino a Palazzo Citterio: i “Dormienti” tornano a Milano tra mito, sonno e architettura

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Dal 16 maggio al 26 luglio 2026 la Sala Stirling di Palazzo Citterio ospita la mostra dedicata a Mimmo Paladino, uno dei protagonisti più riconosciuti della scena artistica italiana e internazionale. Dopo la personale a Palazzo Reale nel 2011, Paladino torna a Milano con un progetto pensato appositamente per lo spazio, in un dialogo diretto con l’architettura e con la memoria del suo lavoro.

Mimmo Paladino, Dormienti, Palazzo Citterio, La Grande Brera Milano 2026 – foto Lorenzo Palmieri

Curata da Lorenzo Madaro e realizzata da La Grande Brera in collaborazione con l’Archivio Paladino, l’esposizione si concentra su uno dei nuclei più iconici della sua produzione: I Dormienti, qui presentati nella loro interezza insieme a un gruppo di disegni su carta del 1973, fondamentali per comprendere l’origine del suo linguaggio visivo.

I Dormienti: un paesaggio di corpi sospesi

La Sala Stirling si trasforma in una vera e propria messa in scena, dove le trentadue sculture in terracotta che compongono I Dormienti occupano lo spazio come presenze silenziose e archetipiche. Tutti i corpi provengono dalla stessa matrice, ma si dispongono nello spazio in configurazioni sempre diverse, generando un paesaggio instabile, quasi rituale.

Mimmo Paladino, Dormienti, Palazzo Citterio, La Grande Brera Milano 2026 – foto Lorenzo Palmieri

I corpi giacciono in posizione fetale, sospesi tra sonno e veglia, tra immobilità e sogno. L’allestimento non è pensato come una semplice esposizione, ma come un ambiente immersivo in cui il visitatore è chiamato a muoversi liberamente, attraversando un campo di tensioni visive e sonore. La sala diventa così uno spazio attivo, attraversabile, fatto di soste, silenzi e risonanze che dialogano con la forza architettonica dell’edificio.

Mimmo Paladino, Dormienti, Palazzo Citterio, La Grande Brera Milano 2026 – foto Lorenzo Palmieri

Il riferimento iconografico dei Dormienti si colloca in una doppia linea di memoria: da un lato le immagini dei corpi di Pompei ed Ercolano, sospesi nel tempo dopo l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.; dall’altro i disegni di Henry Moore, che raffiguravano le persone rannicchiate nei rifugi antiaerei inglesi durante la Seconda guerra mondiale, colte in una condizione non di paura, ma di abbandono onirico.

Un progetto nato nel dialogo tra discipline

Concepiti alla fine degli anni Novanta e presentati per la prima volta a Poggibonsi nel 1998, i Dormienti hanno attraversato nel tempo contesti espositivi internazionali, a partire dalla storica installazione alla Roundhouse di Londra nel 1999. In quell’occasione il progetto fu realizzato in collaborazione con il musicista e compositore Brian Eno, che creò una traccia sonora pensata per accompagnare la fruizione delle opere, qui riproposta anche a Milano.

Mimmo Paladino, Dormienti, Palazzo Citterio, La Grande Brera Milano 2026 – foto Lorenzo Palmieri

Il dialogo tra arti visive, musica e spazio conferma la vocazione di Paladino a lavorare in una dimensione interdisciplinare, in cui la scultura diventa ambiente e la visione si estende nel tempo dell’ascolto.

Il disegno come origine del mito

Il percorso espositivo si apre idealmente con una sala più intima e nascosta, una sorta di scrigno adiacente alla Sala Stirling, che accoglie una serie di quindici grandi disegni inediti del 1973. Questo nucleo, conservato per anni nello studio dell’artista a Paduli, rappresenta una matrice fondamentale del suo lavoro e ne rivela l’origine più profonda.

È qui che si definisce il rapporto tra immagine e mito che attraverserà tutta la sua ricerca: il disegno come spazio originario, come luogo di elaborazione simbolica e visiva. Nel 1973, un giovane Paladino, appena venticinquenne, si confronta con una stagione dominata dal concettuale, dal minimalismo e dall’arte povera, scegliendo invece una via autonoma che restituisce centralità al colore, alla forma e alla dimensione narrativa dell’immagine.

Un’architettura abitata dal silenzio

L’intero progetto si costruisce in stretta relazione con la Sala Stirling di Palazzo Citterio, che diventa non semplice contenitore, ma parte attiva dell’opera. L’architettura amplifica la dimensione ipogea dell’allestimento, trasformando la visita in un’esperienza percettiva fatta di vuoti, pieni, silenzi e presenze.

Mimmo Paladino, Dormienti, Palazzo Citterio, La Grande Brera Milano 2026 – foto Lorenzo Palmieri

Il pubblico è invitato a muoversi liberamente nello spazio, costruendo un proprio percorso tra i corpi distesi dei Dormienti. Non si tratta di una fruizione lineare, ma di un’esperienza immersiva in cui lo spettatore diventa parte del paesaggio, attraversando una dimensione sospesa tra contemplazione e movimento.

Tra sonno e visione

Con questa mostra, Paladino riafferma la centralità di una ricerca che attraversa decenni e linguaggi, mantenendo intatta la propria tensione simbolica. I Dormienti non sono soltanto figure immobili, ma presenze che abitano uno spazio mentale, evocando un tempo sospeso in cui la materia si fa immagine e l’immagine si fa sogno.

Mimmo Paladino, Dormienti, Palazzo Citterio, La Grande Brera Milano 2026 – foto Lorenzo Palmieri

A Milano, in questo nuovo riallestimento, il lavoro si rinnova nel dialogo con l’architettura e con il pubblico, restituendo l’idea di un paesaggio umano silenzioso, in cui il gesto artistico coincide con una forma di ascolto profondo del tempo.