Con Of Woman Born, Nalini Malani trasforma i storici Magazzini del Sale in un luogo di attraversamento emotivo e politico, dove mito, memoria e trauma si intrecciano in un flusso incessante di immagini e suoni. Presentata dal Kiran Nadar Museum of Art come Evento Collaterale ufficiale della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, la mostra site-specific curata da Roobina Karode si configura come una delle installazioni più intense e radicali di questa edizione.

Un viaggio immersivo tra mito, memoria e conflitto
L’opera amplia la serie Animation Chamber (2017–oggi) e conduce il visitatore all’interno di una vera e propria “camera della memoria”, composta da nove canali di proiezione e da un paesaggio sonoro di venti minuti che invade lo spazio. Sulle pareti salinizzate dei Magazzini scorrono 67 animazioni in continua trasformazione: figure mitiche, testi fluttuanti, silhouette e apparizioni che rifiutano qualsiasi narrazione lineare o definitiva.

Al centro della riflessione di Malani si trova il mito di Oreste, il figlio che uccise la madre Clitennestra per vendicare il padre Agamennone. Un racconto antico che l’artista sovrappone alle guerre e ai conflitti contemporanei, interrogando il peso della violenza patriarcale e la responsabilità maschile nella costruzione della storia. Le sue immagini diventano così una meditazione sulla cancellazione delle voci femminili e infantili, spesso le più colpite e al tempo stesso le meno ascoltate nei grandi dibattiti globali.
Una narrazione frammentata e perturbante
L’esperienza immersiva di Of Woman Born non cerca una risoluzione narrativa. Lo spettatore viene piuttosto invitato a sostare nell’inquietudine, attraversando memorie frammentate e sopravvivenze emotive. Passato e presente, giustizia e impunità, mito e cronaca si sovrappongono in uno spazio sospeso dove le storie silenziate ritornano con urgenza.

Particolarmente significativa è la tecnica utilizzata dall’artista. Le 67 animazioni, composte da oltre 33.000 disegni realizzati su iPad, rinunciano volutamente allo stilo digitale: Malani disegna direttamente con le dita, trasformando il gesto in un processo quasi organico. Le immagini crescono, si moltiplicano e si dissolvono come cellule viventi, lasciando emergere anche pause e vuoti che l’artista definisce necessari alla “leggerezza dell’essere”.
La Skipping Girl invade Venezia
Tra le figure ricorrenti della sua poetica emerge la Skipping Girl, simbolo di libertà e movimento continuo. Saltando la corda, questa presenza attraversa il tempo e la memoria sottraendosi al controllo e alla coercizione. È insieme testimone, sopravvissuta e alter ego dell’artista stessa.

Durante la Biennale, la Skipping Girl invade anche lo spazio urbano veneziano attraverso poster, banner e segnaletica sui vaporetti, trasformando la città in una camera di animazione diffusa. Un QR code permette inoltre ai visitatori di scaricare frammenti delle animazioni, estendendo l’opera oltre il perimetro espositivo.
Le parole di Nalini Malani e del KNMA
«Le esperienze quotidiane che accadono nel mondo ti fanno venire voglia di stringere i pugni, serrare i denti, gridare», ha dichiarato Malani. «Il dialogo politico, interculturale e storico è stato alla base della mia pratica artistica per sessant’anni. Oggi più che mai lo considero una necessità urgente: le nostre storie devono essere raccontate di nuovo, per darci la possibilità di diventare una società più umana».
Anche Kiran Nadar ha sottolineato il valore politico del progetto, definendo Malani «una delle voci più vitali dell’arte contemporanea», capace da decenni di affrontare temi come violenza, migrazione forzata e silenziamento delle donne attraverso una posizione etica senza compromessi.

Nel testo curatoriale, Roobina Karode insiste invece sul significato profondo del titolo Of Woman Born, inteso non come celebrazione astratta della maternità ma come riconoscimento concreto della figura generatrice — Janani — e del lavoro, della sofferenza e della resistenza delle donne. Un pensiero che si inserisce perfettamente nella visione curatoriale di Koyo Kouoh, basata sull’ascolto delle frequenze più sottili e delle voci marginalizzate.
Una pratica artistica nata dalla frattura
Da oltre cinquant’anni, la pratica di Nalini Malani rappresenta una critica radicale alle diverse forme di violenza del potere e del maggioritarismo. La sua ricerca, attraversata dal trauma storico della Partizione dell’India e dalle successive violenze comunitarie del 1992, 2002 e 2018, ha continuamente mutato linguaggio: dalla pittura ai cilindri in Mylar, fino alle animazioni digitali.

Non un’evoluzione lineare, ma un percorso fatto di fratture e interruzioni, dove il significato emerge proprio dalla discontinuità. Con Of Woman Born, Malani costruisce un’opera che non consola e non chiude. Chiede invece allo spettatore di restare dentro l’esaurimento, di ascoltare ciò che normalmente viene rimosso, di confrontarsi con la persistenza della violenza e con la necessità urgente di nuove forme di memoria condivisa.
L’Evento Collaterale sarà visitabile dal 9 maggio al 22 novembre 2026, con pre-apertura dal 6 all’8 maggio, in occasione della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.