Dal 22 maggio al 28 giugno 2026, l’ADI Design Museum ospita SCISCIORÉ. Il gioco come gesto alpino, mostra a cura di Anna Quinz e organizzata da franzLAB. Il progetto indaga il design di montagna attraverso la lente del gioco, costruendo un racconto che attraversa territori, pratiche e generazioni.

La parola “sciscioré”, che in ladino indica il gioco delle biglie, diventa chiave concettuale dell’intero percorso: un dispositivo culturale che trasforma il gioco in metodo progettuale, tra radicamento territoriale e apertura all’innovazione.
Il gioco come cultura alpina
Per chi vive in montagna, il paesaggio non è mai solo sfondo. È una presenza costante che entra nella pratica quotidiana e nel pensiero progettuale. In questo contesto, il gioco non si esaurisce nella dimensione infantile o nell’evasione, ma diventa un linguaggio che attraversa l’età adulta, trasformandosi in memoria attiva e strumento di formazione.


Nelle culture alpine il gioco si intreccia storicamente con la produzione materiale, l’artigianato e le logiche del fare, assumendo una valenza culturale e produttiva insieme.

Un percorso in dieci sezioni
La mostra si articola in dieci nuclei tematici — Naturalia, Animali fantastici, Figure, Radicamenti, Altaquota, Girotondo, A incastro, Cameretta, A palla ed Equilibrismi — costruendo un itinerario che esplora il gioco come forma progettuale in tutte le sue declinazioni.


Animali, natura e figure diventano fonti di immaginario e di progetto; la montagna e le tradizioni alpine si trasformano in terreni di sperimentazione; cerchi, trottole, biglie e girotondi rimandano ad archetipi universali del giocare; incastri, assemblaggi ed equilibri raccontano le origini stesse del pensiero progettuale. La cameretta, infine, diventa spazio domestico e formativo, luogo in cui lo sguardo si costruisce e si esercita.
Il percorso espositivo si configura come un playground aperto e dinamico, in cui gli oggetti dialogano per assonanze, rimandi e continuità visive.
Generazioni, maestri e nuove traiettorie del progetto
SCISCIORÉ riunisce oltre cento oggetti e circa settanta tra designer, studi, aziende e artigiani, componendo una mappa stratificata del design di montagna. Il percorso attraversa la tradizione e il contemporaneo, mettendo in relazione figure storiche come Luciano Baldessari ed Ettore Sottsass con progettisti contemporanei come Martino Gamper e Luca Boscardin.

Accanto a loro compaiono progettisti legati ai territori alpini o a contesti internazionali come Ignacio Merino e Beatrice Harb, insieme a figure ibride che oscillano tra artigianato, arte e collectible design, come Paul Thuile e lo studio Sagaría.
Icone del design e sperimentazioni contemporanee
Il racconto include anche alcune icone del design del Novecento e contemporaneo, come la lampada Gatto di Achille Castiglioni e Pier Giacomo Castiglioni per Flos, il divano Rumble di Gianni Pettena per Poltronova, la sedia Myto di Konstantin Grcic per Plank e la lampada Ada di Marco Dessí per Lobmeyr.


A queste si affiancano produzioni recenti e prototipi come le Giraffe (Animal Factory) di Luca Boscardin per Magis, il progetto FiguraT del duo Dissegna, lo scooter Augment 360° di Christian Zanzotti e altre sperimentazioni che attraversano sport, mobilità e industria.
Allestimento e immaginari alpini
L’allestimento, progettato da insalata-mista studio e realizzato da Barth, traduce il tema del gioco in un ambiente espositivo essenziale e immersivo. Il bianco definisce la base dello spazio, mentre accenti cromatici guidano il visitatore lungo il percorso, in dialogo con il visual firmato da Lucas Zanotto.

L’impianto scenografico richiama immaginari naturali e infantili, costruendo un’esperienza espositiva leggera e dinamica.
Un design plurale e in divenire
SCISCIORÉ restituisce un’idea di design non univoca ma coerente nella sua diversità interna. Il progetto mette in relazione artigianato e industria, tradizione e innovazione, cultura materiale e ricerca tecnologica, componendo un paesaggio progettuale complesso e stratificato.

Come una formazione dolomitica, il design raccontato in mostra si presenta frastagliato e in continua trasformazione, lontano dagli stereotipi e vicino alla sua dimensione più fertile e contemporanea.