Qeeboo celebra 10 anni: la Rabbit Chair reinventata dai grandi designer

Pubblicato il Di in Pezzi Storici

A dieci anni dalla sua fondazione, Qeeboo ha scelto di celebrare un traguardo importante tornando alle proprie origini, ma con uno sguardo dichiaratamente proiettato in avanti. Il progetto speciale dedicato alla Rabbit Chair, disegnata da Stefano Giovannoni e lanciata nel 2016, non è stato semplicemente un omaggio a un oggetto iconico, ma una riflessione corale sul significato stesso di identità nel design contemporaneo.

Fin dal suo esordio, la Rabbit Chair ha incarnato in modo esemplare il linguaggio di Qeeboo: un equilibrio sottile tra ironia, funzione e coinvolgimento emotivo. Più che una seduta, un oggetto narrativo capace di attivare immaginari, attraversare contesti e dialogare con pubblici diversi.

Il progetto per il decimo anniversario: reinterpretare un classico del design

Il progetto ha preso forma attraverso il coinvolgimento di alcuni tra i protagonisti più riconoscibili del panorama internazionale, invitati a reinterpretare liberamente l’oggetto. Tra questi, Estudio Campana, Studio Job, Marcel Wanders, Nika Zupanc e Studio Nucleo.

Il risultato è una serie di pezzi unici fatti a mano, in cui la Rabbit Chair diventa terreno di sperimentazione più che semplice oggetto da reinterpretare.

Le reinterpretazioni: alcune visioni chiave

Se il progetto celebra un’icona, è nelle singole interpretazioni che emerge la sua reale capacità di trasformazione.

Con Danny Bunny, Estudio Campana lavora sulla materia: la superficie si trasforma in un patchwork di pelliccia fluorescente, rendendo l’oggetto caldo, tattile, quasi istintivo. È una Rabbit Chair che si guarda ma soprattutto si immagina da toccare.

Di tutt’altra natura Return To Sender di Studio Job, dove il coniglio scompare parzialmente dentro una cassa consumata dal viaggio. Qui il design si fa narrazione: presenza e assenza convivono, e l’oggetto diventa insieme seduta, lampada e scultura.

Con Marcello Vaga, Re del Giardino, Marcel Wanders spinge invece verso una dimensione simbolica e decorativa. Le superfici dipinte nel blu di Delft trasformano la Rabbit Chair in una figura quasi rituale, sospesa tra memoria e rappresentazione.

L’intervento di Nika Zupanc, Conigli e Rose, lavora sull’ornamento come linguaggio: il motivo floreale non è decorazione ma costruzione di identità, in un equilibrio sottile tra delicatezza e tensione.

Più radicale Coniglio a Dondolo di Studio Nucleo, dove l’icona perde la sua innocenza. Il gesto ludico si incrina, il coniglio mostra i denti e diventa una figura reattiva, quasi una metafora del presente.

Dalla mostra all’asta: quando il design diventa pezzo unico

La mostra, ospitata negli spazi del Qeeboo Loft di via Stendhal a Milano durante la settimana del design, si è ormai conclusa, lasciando però una traccia concreta nel mercato del design da collezione. I pezzi sono stati battuti all’asta con il supporto di Piasa, sottolineando il valore esclusivo e artistico dell’iniziativa.

Ora che la mostra si è chiusa, ciò che resta non è soltanto una serie di oggetti irripetibili, ma una dichiarazione di intenti. Qeeboo conferma la propria vocazione a un design accessibile ma mai banale, capace di sorprendere senza perdere immediatezza.

In un momento in cui il design tende spesso a oscillare tra autoreferenzialità e omologazione, questo progetto riporta al centro una dimensione più istintiva e aperta: quella della curiosità. Ed è forse proprio questa, più ancora della forma iconica della Rabbit Chair, la vera cifra dei primi dieci anni del brand.