A Villa Medici il passato non viene mai semplicemente restaurato: viene riscritto. Con il nuovo capitolo di Restituire l’incanto a Villa Medici, l’Accademia di Francia a Roma prosegue uno dei più ambiziosi progetti di riallestimento d’interni in Europa, trasformando la storica residenza in un laboratorio vivo dove architettura, design e artigianato si intrecciano.
Il programma, avviato nel 2022 da Sam Stourdzé con il sostegno della Fondation Bettencourt Schueller e la collaborazione delle Manufactures nationales – Sèvres & Mobilier national, entra oggi in una nuova fase: quattro spazi della Villa vengono affidati a voci chiave della scena internazionale del progetto contemporaneo.
Tra gli incarichi: India Mahdavi, Edgar Jayet e lo studio Acte Deux (Hugo L’ahélec e Johanna Lapray), chiamati a reinterpretare camere e studioli storici sospesi tra memoria e immaginazione.


Un cantiere culturale lungo quattro anni
Restituire l’incanto a Villa Medici è oggi uno dei più estesi interventi di trasformazione degli interni mai realizzati nella Villa dai tempi di Balthus.
In quattro anni il progetto ha già coinvolto oltre cento tra architetti, designer e artigiani europei, ridefinendo venti ambienti tra saloni, camere e giardini. Nel 2026 il programma accelera ulteriormente con il riallestimento di sedici nuovi spazi, mentre il completamento degli interventi è previsto nel 2027.
Al centro, una visione precisa: mettere in relazione il patrimonio storico con la progettualità contemporanea, senza nostalgia e senza citazione filologica.
India Mahdavi: l’Oriente immaginato diventa interno contemporaneo
Per la Camera Turca e lo studiolo 29, India Mahdavi costruisce un progetto che non tenta di restaurare, ma di prolungare.
La Camera Turca — concepita nel 1833 da Horace Vernet — nasce come spazio di immaginazione ottocentesca: un Oriente reinventato, costruito per sovrapposizioni decorative e suggestioni ibride. Un luogo mai “autentico”, ma sempre interpretato.

Ed è proprio qui che Mahdavi interviene: non per correggere, ma per continuare la stratificazione. Il suo progetto lavora sull’idea di “appropriazione dell’appropriazione”, costruendo un ambiente saturo, intensamente cromatico, dove motivi e materiali diventano linguaggio emotivo più che decorativo.
Lo sguardo si sposta: dall’Oriente immaginato di Vernet a un Oriente interiore, personale, attraversato da memoria e identità. Una scrittura spaziale che non cerca distanza critica, ma immersione.
Lo studiolo 29, al piano inferiore, ne rappresenta il controcanto: più raccolto, più rarefatto, quasi una condensazione del linguaggio decorativo della torre.
Il progetto si sviluppa attraverso una rete di collaborazioni con realtà del design e dell’artigianato come Pierre Frey, CC-Tapis, Gebrüder Thonet Vienna e Atelier d’Offard.
Edgar Jayet: lo studio come scrigno
Nella torre sud, affacciata su Roma, la camera 27 diventa un interno segreto. Edgar Jayet firma Lo Scrigno, un progetto che trasforma lo spazio in dispositivo di introspezione.
Qui il riferimento è lo studiolo: luogo di lavoro mentale prima ancora che fisico. Il progetto si costruisce come paesaggio intimo, fatto di dettagli botanici, materiali e suggestioni che si addensano in una narrazione silenziosa, in dialogo con la memoria del giardino e della Villa.

Un interno che non espone, ma custodisce.
Jayet lavora con Rinck e con tre figure dell’artigianato d’eccellenza: Nicolas Marischael, Nicolas Pinon e François-Xavier Richard.
Acte Deux: la natura morta diventa spazio abitabile
Con la camera 19, lo studio Acte Deux (Hugo L’ahélec e Johanna Lapray) affronta il tema della natura morta come dispositivo spaziale.
Still Life non è citazione pittorica, ma trasposizione ambientale: superfici, ceramiche, smalti e rilievi costruiscono una sequenza visiva continua, tra trompe-l’œil e astrazione. L’obiettivo è uno: dare la sensazione di entrare in uno spazio abitato, dove ogni dettaglio diventa traccia di vita sospesa.

Il titolo stesso viene ribaltato: “vita immobile” diventa “ancora della vita”. Una dichiarazione di presenza, più che una definizione formale.
Il progetto coinvolge partner come Craft e Manufacture de Digoin.
Verso il 2027: nuovi spazi, nuove narrazioni
Il programma prosegue con un nuovo bando internazionale aperto dal 7 maggio al 24 agosto 2026, dedicato alla riprogettazione dello studio 5 bis e dello studiolo 26.
Villa Medici continua così a costruirsi come un sistema aperto: non un museo statico, ma un organismo in trasformazione continua, dove ogni intervento aggiunge un nuovo capitolo a una narrazione collettiva fatta di materia, memoria e progetto.