In occasione della Milano Design Week 2026, Bufalini ha presentato AL CM (al centimetro), una collezione che ha trasformato il marmo da materiale statico a sistema compositivo aperto, flessibile e configurabile. Il progetto, firmato da Martinelli Venezia per Bufalini Marmi con la direzione artistica di Paolo Ulian, è stato ospitato negli spazi di Galleria Rossana Orlandi, da sempre punto di riferimento per la ricerca sul linguaggio della materia e del design contemporaneo.


La collezione nasce da un principio progettuale essenziale: l’utilizzo di elementi geometrici con dimensioni multiple di centimetri che, aggregandosi, generano un sistema modulare adattabile a funzioni e scale differenti. Come hanno spiegato i progettisti, “la collezione nasce dall’accostamento di elementi geometrici con dimensioni multiple di centimetri, che costituiscono il principio generativo di tutti i prodotti”.
Il tavolo modulare come manifesto del progetto
Elemento centrale della collezione è il tavolo modulare, costruito a partire da moduli da 30 centimetri e pensato per svilupparsi progressivamente in lunghezza. Il sistema ha dato origine a configurazioni che spaziano dalla consolle a tavoli superiori ai sei metri, mantenendo una forte coerenza formale.

Dal punto di vista percettivo, l’aggregazione dei moduli produce l’effetto di un unico volume monolitico, superando la tradizionale idea del marmo come materiale rigido e immutabile. La modularità introduce invece una dimensione dinamica e riconfigurabile, capace di adattarsi a contesti e necessità differenti.
Un vocabolario di arredi e oggetti componibili
Dallo stesso principio compositivo ha preso forma un sistema articolato di arredi. Due moduli danno origine a un tavolino da caffè, tre elementi definiscono una piccola scrivania, mentre la stessa logica si estende allo sgabello, configurabile anche come panca a lunghezza variabile.



Accanto agli arredi, il progetto comprendeva una serie di lampade componibili — a sospensione, da tavolo e da parete — sviluppate attraverso elementi con sezione da 2 o 4 centimetri. A completare la collezione, una famiglia di piatti e centrotavola realizzati con elementi da 10 centimetri che si aggregano tramite un sistema di incastri trasformato in dettaglio decorativo.
Tradizione lapidea e linguaggio contemporaneo
Un ruolo centrale nel progetto è stato affidato alla bicromia nei toni del bianco e del verde, richiamo diretto alla tradizione lapidea toscana e all’immaginario architettonico del territorio d’origine dell’azienda.


Il riferimento al marmo verde Serpentino, storicamente utilizzato soprattutto nei restauri, è stato reinterpretato attraverso l’impiego del Verde Alpi. L’alternanza cromatica tipica dell’architettura storica è stata così riletta attraverso un sistema modulare contemporaneo, capace di trasformare un linguaggio tradizionale in uno strumento progettuale attuale.
Artigianato, industria e sostenibilità
L’installazione ha proposto anche una riflessione sul rapporto tra artigianato e industria. Ogni modulo conserva infatti il valore della precisione esecutiva, dell’incastro e del dettaglio, introducendo al tempo stesso una logica seriale che rende il marmo compatibile con processi produttivi più efficienti.
La ricerca di Martinelli Venezia si è allineata alla filosofia di Bufalini e di Paolo Ulian: un approccio orientato alla riduzione degli sprechi e a un utilizzo più consapevole della materia.


L’impiego di tecnologie di taglio ad alta precisione, come waterjet e fresatura CNC, ha permesso di limitare gli scarti e ottenere elementi lavorati con una definizione tale da consentire accostamenti continui, senza discontinuità percettive.
Il marmo come materia viva e trasformabile
Con AL CM, Bufalini ha portato alla Milano Design Week 2026 una riflessione sul futuro del marmo e sul suo ruolo nel progetto contemporaneo. La componibilità è diventata non solo un linguaggio estetico, ma anche una strategia concreta di sostenibilità: gli elementi aggregabili facilitano il trasporto, semplificano la logistica e consentono una produzione più razionale.



Il risultato è una visione condivisa che interpreta il marmo come materia viva, dinamica e trasformabile, capace di evolvere insieme agli spazi e alle esigenze dell’abitare contemporaneo.