I Balocchi, cinquant’anni di un’icona

Pubblicato il Di in Bagno, Rubinetteria

Nel 1976 Fantini trasformava il rubinetto in un oggetto pop, colorato e ironico. A cinquant’anni dalla nascita, I Balocchi di Paolo Pedrizzetti e Davide Mercatali continuano a essere una presenza riconoscibile nella storia del design italiano.

Nel bagno degli anni Settanta il rubinetto apparteneva ancora soprattutto alla dimensione tecnica. Un elemento necessario, definito dalla funzione e generalmente pensato per integrarsi nell’ambiente senza attirare particolare attenzione. I Balocchi introducono un linguaggio completamente diverso: forme inedite, colori pieni e un’immagine ispirata al mondo del gioco trasformano un oggetto quotidiano in un elemento capace di caratterizzare lo spazio.

La collezione nasce nel 1976 dal progetto di Paolo Pedrizzetti e Davide Mercatali, allora giovani architetti alla loro prima esperienza nel settore della rubinetteria. Il disegno arriva quasi spontaneamente, lontano dai modelli che fino a quel momento avevano definito il prodotto. Prima vengono presentate ai fratelli Fantini alcune proposte più vicine alla produzione esistente, poi quel progetto decisamente più libero, diverso da tutto il resto.

È proprio quest’ultimo a catturare l’attenzione di Giovanni Fantini. Le forme inedite rappresentano una novità, così come la scelta cromatica, ancora insolita per un settore abituato a un’estetica più tradizionale. Alla presentazione in fiera la scelta è immediata: mettere da parte gli altri modelli e puntare su quello.

«Il progetto dei Balocchi nacque da un incontro casuale: quello tra due designer intelligenti, attenti a ciò che stava succedendo nel mondo, con la nostra azienda, dotata di un forte know-how tecnico e di un’estetica all’avanguardia», racconta Daniela Fantini, CEO di Fratelli Fantini e seconda generazione dell’azienda fondata nel 1947 dal padre Giovanni e dallo zio Fino.

Una modalità di lavoro lontana dai briefing molto strutturati che caratterizzano spesso la progettazione contemporanea. «Oggi ai designer viene dato spesso un briefing preciso, ma quel giorno la scintilla si accese in modo del tutto opposto. Sono due modi diversi di lavorare: amo pensare a questa storia proprio per la sua spontaneità», aggiunge Daniela Fantini.

Un immaginario tra cartoon e Pop Art

Il carattere de I Balocchi è già racchiuso nel nome. Pedrizzetti e Mercatali guardano al mondo dei cartoon, immaginando personaggi come Topolino e Pippo davanti a un monocomando, e trasferiscono quell’immaginario direttamente nel disegno della rubinetteria.

A questo si aggiunge la cultura della Pop Art, protagonista della scena internazionale negli anni Settanta e fortemente legata all’esperienza della Factory di Andy Warhol. L’operazione è simile: prendere un elemento della quotidianità, modificarne la scala visiva e trasformarlo in un’immagine riconoscibile.

Anche un rubinetto può quindi diventare protagonista.

La collezione abbandona la neutralità cromatica tipica del settore per introdurre una palette netta e satura: giallo, rosso, arancio, ma anche bianco, nero e marrone. Colori completamente coprenti che, insieme a forme e volumi marcati, costruiscono un linguaggio immediato.

Il risultato ha qualcosa di volutamente giocoso, quasi fosse uscito da un mondo di oggetti in miniatura. Ma dietro quella leggerezza c’è un progetto preciso, capace di intervenire sull’immagine stessa della rubinetteria.

Il Paese dei Balocchi

La presentazione della collezione rafforza ulteriormente questo immaginario. A Milano, I Balocchi vengono accompagnati da un allestimento progettato da Pedrizzetti e Mercatali e intitolato “Il Paese dei Balocchi”, un riferimento diretto al mondo di Collodi e al suo Pinocchio.

Il progetto non si limita quindi al prodotto, ma costruisce intorno alla collezione un vero universo visivo. Il rubinetto diventa parte di una narrazione fatta di colore, gioco e riferimenti alla cultura popolare.

È un passaggio importante per Fantini, perché I Balocchi segnano l’inizio di una serie di collezioni che contribuiranno a definire l’identità dell’azienda e a collocarla tra le Fabbriche del Design Italiano.

La rubinetteria entra così in una dimensione progettuale più ampia, dove funzione, forma e comunicazione iniziano a dialogare tra loro.

Cinquant’anni di evoluzione

Quell’immagine, che Paolo Pedrizzetti ha definito “nuova, gioiosa, spensierata, giovane per i giovani e ancora attuale”, non è rimasta legata agli anni Settanta.

A cinquant’anni dalla sua nascita, I Balocchi continuano a evolversi sotto la guida di Daniela Fantini, attraverso nuovi colori che si confrontano con le tendenze contemporanee senza perdere il carattere originario della collezione.

La possibilità di personalizzare la scala cromatica permette di utilizzare I Balocchi all’interno di progetti differenti, lasciando al colore un ruolo centrale nella definizione dello spazio. È una continuità che non passa dalla semplice riproposizione del prodotto originale, ma dalla capacità di mantenere vivo il principio progettuale da cui tutto era partito.

Nel tempo, inoltre, la collezione ha sostenuto “100 Fontane Fantini for Africa”, il progetto fortemente voluto e finanziato da Daniela Fantini per contribuire alla costruzione di un acquedotto in Burundi. L’intervento ha permesso di portare acqua pulita a oltre 25mila persone, collegando il mondo della rubinetteria a un tema concreto come l’accesso all’acqua.

Oggi I Balocchi proseguono il loro percorso attraverso nuove possibilità cromatiche e interpretazioni, restando fedeli a quella intuizione del 1976 che trasformò un elemento tecnico in una presenza progettuale.