FESTARCH – Perugia 7-10 giugno

Pubblicato il 8 giugno 2012 Di

Si è aperto oggi con un grande evento di inaugurazione FESTARCH, il Festival Internazionale di Architettura, promosso da ABITARE la rivista di architettura di RCS diretta da Mario Piazza, che animerà la città di Perugia per i prossimi 3 giorni. L’apertura ufficiale è avvenuta alla presenza dell’Assessore Regionale Cultura, turismo, commercio, sport, centri storici, Fabrizio Bracco, dell’Assessore alla cultura del Comune di Perugia, Andrea Cernicchi oltre che dei membri del Comitato Scientifico, Leopoldo Freyrie, Presidente del CNAPPC – Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, Barbara Cadeddu, docente presso la Facoltà di Architettura di Cagliari, e Stefano Boeri, Direttore Scientifico del Festival.

Presentando la 4^ edizione di Festarch, Stefano Boeri ha sottolineato la rilevanza socio politica dell’appuntamento che, quest’anno, ha chiamato a raccolta architetti, urbanisti, sociologi, scrittori e intellettuali da tutto il mondo, in un momento storico ed economico internazionale la cui delicatezza impone una seria e profonda riflessione sul futuro delle nostre città.

Ed è proprio questo il titolo della IV edizione: “Le città nella città”, per indagare i modi con cui le città nascono, crescono e si sviluppano. Un fil rouge alla base delle 20 mostre allestite in città e degli 80 eventi in programma, grazie ai quali gli oltre 200 ospiti chiamati a raccolta condivideranno con il pubblico le loro visioni e le loro idee.

 Accompagnando il pubblico attraverso l’intenso programma del Festival, Stefano Boeri ha dichiarato: “Sono molti i casi in cui l’espansione fuori controllo delle nostre città ha consentito a un tessuto informale anarchico di diramarsi senza un disegno sotto la pelle della città consolidata. Baraccopoli, favelas, bidonville, slum: nomi che identificano l’altra faccia – la più oscura – della vita urbana, spesso ignorata dall’urbanistica politica. È un fenomeno che non possiamo fingere di non vedere, né dobbiamo combattere. Certamente dobbiamo però analizzarlo e provare a capirlo. Queste città informali che nascono e proliferano in tutto il mondo, sono spesso il primo punto di accoglienza per i grandi flussi migratori e, certamente, sono anche una risorsa: luoghi dinamici dove, ad esempio, si recupera e cresce la produzione artigianale, spazi a volte fragili nella progettazione e nei materiali, ma molto forti nella loro identità, spesso con capacità di influenzare voti politici e dinamiche sociali. Allo stesso tempo, in altri luoghi, consistenti aree della città consolidata si vanno conformando come parti autonome dalla sostanza urbana che le circonda: aeroporti, grattacieli, musei, campus, ospedali, distretti culturali, insediamenti altamente organizzati, grandi progetti urbani, centri pulsanti della finanza o della sanità. Non meno evidenti sono i fenomeni di dismissione o abbandono dei nostri centri storici, grandi “città nella città”, che richiedono riflessioni adeguate che possano orientarne il futuro. Ancora, nuove città prendono forma fuori dai confini di quella esistente, per assecondare una volontà di decentramento piuttosto che di estensione incontrollata.Tutti questi fenomeni costituiscono temi imprescindibili per l’agenda politica di ogni paese”.

L’apertura del Festival si è completata con Lectio Magistralis del giovane architetto coreano Minsuk Cho, che ha raccontato, per la prima volta in Italia, il progetto appena concluso per la nuova sede della società coreana di Information Technology Daum. Nel ribelle tentativo di allontanarsi dal tessuto urbano, ormai saturo, di Seul per fondare ex novo una comunità creativa del lavoro, la Daum ha scelto di trasferire la sua sede operativa nella Provincia di Jeju, un’isola autonoma situata al largo della costa meridionale della Corea, ed ha affidato a Minsuk Cho il compito di progettarla. Inaugurato pochi giorni fa, il primo edificio del polo ospita 350 dipendenti e rappresenta un tentativo di invertire la tendenza migratoria da un’area metropolitana a una regione rurale dalla forte vocazione turistica. Il progetto, oltre a cercare di rallentare la crescita della popolazione urbana in Corea, che ha subito un incremento del 60% negli ultimi 50 anni, esplora il tema della morfologia dei luoghi di lavoro. L’intervento dell’architetto coreano è un segno orizzontale e organico sul territorio, infinitamente distante dagli spazi contratti della metropoli contemporanea, all’interno del quale è stato possibile immaginare un’organizzazione degli ambienti più idonea alla società del terzo millennio.

A seguire, moderata da Maria Laura Rodotà, conversazione con Stefano Boeri e il Sindaco di Firenze Matteo Renzi per parlare di architettura e città italiane.