Kama sesso e design

Pubblicato il 22 dicembre 2012 Di

La sessualità e l’Eros (o Kama, suo omologo nella cultura indiana) sono spesso stati tradotti in opere che ne hanno tramandato la visione originaria e rituale, spoglia di malizia e vincoli morali figli della contemporaneità.

Dagli affreschi di Pompei agli oggetti di design del XXI secolo, la sfera dell’intimità è stata letta e interpretata in ogni sua manifestazione, in maniera ora passionale ora ironica, per dare un volto a pulsioni e ossessioni degli artisti.

Il libro KAMA. Sesso e Design (così come l’omonima mostra del Triennale Design Museum) analizza il rapporto tra eros e progetto e prova a fare i conti con uno dei fantasmi più esasperati, ma al contempo più rimossi, della contemporaneità, indagando modi, forme e strategie con cui la sessualità si incorpora nelle cose e ne fa strumento di conoscenza. Per chi le progetta, ma anche per chi le usa.

Un saggio introduttivo di Silvana Annicchiarico – curatrice della mostra – ci offre una chiave formidabile per la comprensione delle opere legate al sesso e al design appunto, che l’autrice affronta con rigore scientifico e sensibilità suddividendole in un percorso organizzato per aree tematiche: Archetipi, Priapi, Origine du Monde, Seni, Glutei, Orifizi, Accoppiamenti, Erotic Food Design. Un atlante anatomico del corpo erotico reificato insomma, ampliato in parallelo da un racconto corale e collettivo di otto progettisti internazionali – Andrea Branzi, Nacho Carbonell, Nigel Coates, Matali Crasset, Lapo Lani, Nendo, Italo Rota e Betony Vernon – che si confrontano con questo tema e ne presentano la propria personale interpretazione attraverso inedite installazioni site-specific.