La storia, le opere, i successi del gruppo Tyin Tegnestue visti al Cersaie

Pubblicato il 26 ottobre 2013 Di

Sono giovani, hanno solo cinque anni di storia professionale alle spalle, ma sono già riusciti a imporsi in tutto il mondo come i più illustri esponenti di una architettura di comunità che contribuisce alla crescita dei Paesi sottosviluppati. Sono gli architetti del team Tyin Tegnestue, ospiti all’edizione 2013 del Cersaie di Bologna, salone internazionale della ceramica per l’architettura e dell’arredobagno. Nati nel 2008, hanno già realizzato progetti in Thailandia, Birmania, Haiti, Uganda, Sumatra. Oltre, che naturalmente, in Norvegia, dove si trova lo studio di Andreas Gjertesen e Yashar Hanstad, gli artefici di questa idea di progettazione di prossimità che coinvolge le comunità locali impegnandole in una sfida cruciale. Perché ogni struttura, sia essa una scuola o una biblioteca, un asilo o un parco giochi, richiede sempre che tutto sia funzionale a uno scopo, alle necessità del luogo e della popolazione.

“Un progetto ha una propria vita, non possiamo né forzarlo né controllarlo”, ha spiegato infatti Hanstad, a una platea di giovani studenti e professionisti, nella Galleria dell’architettura dei padiglioni di BolognaFiere. Cosa che spiega il modo di operare di questi due architetti norvegesi, che riescono a coinvolgere nella loro attività giovani provenienti da tutto il mondo. Il loro, infatti, è un team che si muove con la massima fluidità. Non parte con una idea blindata ma costruisce il progetto passo dopo passo, partendo da alcuni schizzi su una lavagna bianca, con il confronto e il coinvolgimento della popolazione e utilizzando solo materiali del luogo. Così è stato per la biblioteca di un orfanotrofio realizzata in Thailandia utilizzando il bambù. Così hanno proceduto per ricavare un parco giochi in una baraccopoli di Bangkok, sempre nel Paese asiatico. Lo stesso percorso hanno seguito per costruire un centro di produzione e vendita di cannella, nell’isola di Sumatra, ricorrendo a legno del posto. In tutti i luoghi dove hanno progettato e costruito hanno contribuito a ripopolare quartieri, a ridare vita a intere comunità. “E abbiamo sempre imparato qualcosa, dovunque fossimo nel mondo”, spiega Hanstad, che ha presentato al pubblico del Cersaie filmati e fotografie che raccontano alcuni delle ultime opere realizzate. Sempre con la massima velocità, lavorando in quadra, ascoltando le esigenze della popolazione, come nel caso della direttrice dell’orfanotrofio, che voleva una biblioteca per istruire i suoi bambini. “In quel caso hanno lavorato al nostro fianco anche gli uomini del villaggio – dice l’architetto norvegese -, recuperando una dignità che sembrava perduta”. Alla fine, ogni volta, la soddisfazione è tanta. E non solo perché il loro concetto di architettura e del ruolo che può svolgere nei Paesi del Sud del mondo ha un forte impatto sociale. Tyin ha infatti collezionato premi internazionali e i progetti firmati da questi giovani architetti sono oggetto di pubblicazioni in tutto il mondo.