Patricia Urquiola, la libertà di giocare con l’inesplorato

Pubblicato il 22 settembre 2011 Di

La celebre designer spagnola è intervenuta ieri a CERSAIE raccontando la sua avventura professionale tra architettura e arte, identità e design.

Con la passione per il recupero e per i materiali innovativi:

“Ho aperto lo studio più di 10 anni fa. All’inizio avevo molti pregiudizi, soprattutto con me stessa, ma poi ho scoperto che avevo molto da dire”. Inizia così la sua conferenza alla Galleria dell’Architettura di Cersaie Patricia Urquiola, probabilmente la donna oggi più corteggiata dall’industria del design mondiale, unica nella capacità di coniugare bellezza e comfort. Sempre con un tocco di ironia e una sensibilità quasi poetica, fatta di amore per ciò che è glocal e un grande rispetto per il lavoro manuale, quello degli artigiani. Tra i propri maestri conta alcuni grandi nomi del design industriale italiano, da Achille Castiglioni a Vico Magistretti.

“Io sono figlia del postmoderno”, ha proseguito l’archistar nel suo appassionante seminario dal titolo Blurring boundaries – Interconnesioni tra progetto di product design e architettura. Confini culturali tra integrazione, sovrapposizione e rispetto identitario. “Ho studiato architettura negli anni in cui trionfava l’idea della libertà del progetto. Era meraviglioso avere professori che ti insegnavano questo. A Milano poi ho trovato Castiglioni e Magistretto. Moderni, trasversali: rigorosi ma con ironia. Dei sempreverdi che non si sono mai accasciati. Così tuttora io mi muovo in ogni spettro dell’architettura e del design, mantenendo questa mia libertà”.

L’architetto spagnolo ha poi trasportato il pubblico, davvero numeroso, in un viaggio nel suo modo di lavorare e di concepire l’architettura, aiutandosi con immagini evocative di oggetti e ambienti che l’hanno ispirata, alcuni dei suoi progetti e prototipi più originali e momenti di lavoro con i suoi collaboratori.

“La mia vita professionale ha a che fare con chi produce, con chi vende. E col domestico”, ha affermato Urquiola. “Noi designer siamo profondamente legati all’industria. È importante capire che non lavoriamo solo per la nicchia. Molti di questi prodotti entrano nel mercato e vengono vissuti dalle persone”.
Altro elemento fondamentale della poetica e della creatività di Patricia Urquiola è quello dell’inesplorato e del riutilizzo, con un occhio alla sostenibilità: “Lavoriamo per dare alle cose nuova vita. Mi interessano le cose che non si usano più, quelle buttate. Mi piace portare a casa, riutilizzare. E dare nuovi altri punti di vista sui materiali, anche mischiando, come il micromosaico fatto con vetro di scarto, riciclato”. Materiali innovativi, quindi, con meno smalto, meno acqua. E uso dei materiali non per una sola funzione ma molte.

Al centro c’è il concetto di curabilità: “Un fattore che dipende dal modo in cui si produce, ed è anche legata alla qualità emozionali delle cose, alla loro storia a coloro che le hanno vissute, amate, scambiate. Così l’oggetto ha il suo ciclo di vita, ma al termine si può anche scorporare e ogni pezzo tornare a nuova vita”.

Un processo creativo lungo e articolato. “Per ogni progetto ci vogliono quattro anni, ma alla fine non è detto che il prototipo venga realizzato”.

 

 

Chi è Patricia Urquiola

Nata a Oviedo, nelle Asturie, ha frequentato la facoltà di architettura al Politecnico di Madrid e, successivamente, il Politecnico di Milano, dove si è laureata nel 1989 con Achille Castiglioni. Da allora Patricia Urquiola vive e lavora a Milano, dove si è formata professionalmente a partire dagli insegnamenti di Bruno Munari, tra i padri della scuola milanese. Dal 1990 al 1992 è assistente di Eugenio Bettinelli e di Achille Castiglioni al corso di design industriale del Politecnico di Milano e all’E.N.S.C.I. di Parigi. Nel 1998 inizia a lavorare con Moroso, per il quale progetta una nuova concezione del “sedersi” con componenti interscambiabili per un ambiente di soggiorno veramente modificabile. Nel 2001 apre a Milano un proprio studio di progettazione dove si occupa di design, allestimenti e architettura. Come designer collabora con decine di aziende, tra cui Agape, Alessi, B&B Italia, Driade, Flos, Foscarini, Kartell, Molteni, Rosenthal. Alcuni dei suoi prodotti sono esposti nelle collezioni permanenti del MoMA di New York e di altri musei. Tra i suoi progetti più recenti: il Mandarin Oriental Hotel a Barcellona, il W Resort & Spa a Vieques (Porto Rico), i negozi di Gianvito Rossi, gli showroom di Flos e Moroso a Londra e l’allestimento generale del Padiglione Spadolini a Pitti Uomo 2010, a Firenze.

È stata premiata Designer of the Year dalle riviste Wallpaper e Elle Decor, e Designer of the Decennium 2000-2010 dalle riviste tedesche Home e Häuser. Ha ricevuto, inoltre, il Red Dot Award e il Chicago Athenaeum Good Design Awards. Mostre personali sul suo lavoro sono state esposte nei musei di tutto il mondo.