I primi 10 anni di dotdotdot

Pubblicato il 6 gennaio 2015 Di
I primi 10 anni di dotdotdot sono l’occasione per guardarsi indietro e, insieme, per mettere a fuoco i punti fermi che fanno e faranno parte del tracciato futuro dello studio di progettazione multidisciplinare che fonde arte, architettura, allestimento e design contaminandoli con nuove tecnologie e nuovi media.

I puntini di sospensione sottesi al nome dotdotdot hanno da subito, fin dal 2004, lasciato spazio all’immaginazione, a nuovi territori che in questi anni sono stati sondati ed esplorati.
Così come gli allestimenti e i progetti firmati dotdotdot, che non terminano mai nell’atto progettuale, ma una forte componente è lasciata al visitatore e alla sua interazione con lo spazio. Ogni progetto è un testo che racconta una storia – fatta di incontri, occasioni, scoperte e innovazioni – che si arricchisce di contenuti proprio grazie al confronto con le persone. L’osservazione dei comportamenti è, infatti, il fondamento delle installazioni firmate dotdotdot: progetti narrativi che illustrano una storia, a chi la vuole vedere, vivere e ascoltare.

Hardware e software interagiscono con il visitatore mappandone i movimenti. Il sistema reagisce alla fisionomia delle persone, al gesto del guardarsi. Succedeva fin dal 2007 con l’installazione interattiva BMW / Think like no one per BMW serie 1 e Zona Tortona Design. Il visitatore che si specchia vedeva la propria immagine riflessa accompagnata da un pensiero fluttuante che lo segue, una frase o semplicemente una parola. Sono i visitatori stessi che inviando sms veicolavano il contenuto dei pensieri in tempo reale: a ogni visitatore un pensiero, a ogni pensiero un volto.
L’empatia e la relazione con l’osservatore costituiscono la strada maestra dei lavori con una maggiore densità culturale come il work in progress del Piccolo Museo del Diario, a Pieve Santo Stefano, in provincia di Arezzo, di cui anno dopo anno si aggiungono nuove interazioni e scoperte.
Grazie al lavoro compiuto dallo studio con gli allestimenti e l’interaction design, lo spazio diventa oggetto di una narrazione, ciò che era neutro diventa emblematico (se non sintomatico), ciò che era irrilevante si fa significativo. Come lo scenario surreale costruito del 2008 con Moving Landscape per Citroën, un percorso espositivo concepito come una corsa, un viaggio attraverso il paesaggio che si trasforma.
L’approfondita conoscenza della materia – che per i dotdotdot è la tecnologia ma anche i contenuti sviscerati nelle installazioni – si lega indissolubilmente alla ricerca che costituisce il principio attivo di tutta la produzione firmata dotdotdot.
Come per Mister X del 2009 in cui macro particelle di alluminio compenetrano lo spazio da cui si estrudono cannocchiali interattivi per una visione moltiplicata. La lettura si sviluppa costantemente su diversi piani, dal reale al virtuale, attraverso un rapporto tra micro e macro. La realtà viene trasportata in uno spazio astratto, intelliggibile, così che il rapporto tra lo spettatore e l’immaginazione viene costantemente sollecitato.

Disegno, architettura, ricerca, tecnologia, contenuti culturali, comunicazione costituiscono le diverse sfaccettature compresenti di uno stesso approccio disciplinare che si modula in base ai ritmi e alle necessità.
L’architettura fa da collante all’esperienza dello studio. Lo si evince in ogni lavoro, pure in quelli di allestimento e di interazione in cui componenti importanti sono la modulazione degli spazi, le soluzioni di arredo e le esperienze immersive e interattive.
Tanto più nei recenti progetti di interior design come l’appartamento a Lugano o loshowroom di Engineering, in Valle d’Aosta, il luogo che racconta i valori dell’azienda, le sue soluzioni, i progetti e i prodotti attraverso un percorso dimostrativo che rende visibile l’invisibile.
L’intenzione progettuale dotdotdot accoglie e sottende sempre una sottile ironia o gioco. Anche i progetti più compiutamente culturali si animano di leggerezza con l’obiettivo accendere scintille di curiosità. E così, chiamati a riflettere sulla nuova realtà del digitale (si trattava del 2004) i dotdotdot rispondono con una provocazione distribuendo ‘kit digitali’ contenenti gli accessori necessari per la coltivazione di una pianta di La Digitale. La cura è nel dettaglio: le buste sono quelle usate per i componenti elettronici, la pianta Digitale cresce in terre ricche di silicio.

L’immaginario costruito dallo studio in 10 anni di attività è contemporaneo e umano, fatto di soluzioni sottili e inattese e mosso da un alto coefficiente di innovazione e di sperimentazione.
Con la costituzione di Opendot, il makerspace fondato da dotdotdot insieme a un network multidisciplinare unito dalla filosofia della collaborazione e condivisione di conoscenza, il percorso dello studio trova un naturale sviluppo. All’interno del fablab, i progettisti seguono l’intero percorso generativo, dal concept al prototipo, dal progetto all’allestimento, rafforzando il legame con le comunità opensource a cui lo studio ha sempre fatto riferimento. Opendot è uno spazio di progettazione e produzione dove design, tecnologie digitali e artigianato si fondono. Dove modelli d’innovazione alternativi creano soluzioni per aziende, istituzioni e professionisti. Dove la poetica dei dotdotdot si concretizza.
Perché la progettazione è un’attitudine, come occhiali speciali attraverso i quali guardare al mondo e alla vita.