La materia è poesia: Arredativo incontra Paolo Ulian

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E’ stato lo scorso anno, in occasione di uno degli eventi di Concreto Creativo, che abbiamo incontrato Paolo Ulian, designer ma anche artista sensibile e poetico. Le  sue opere fanno parlare il marmo, un materiale che conosce molto bene, da vero Carrarese, e con il quale ha cominciato a lavorare alcuni anni fa. Ha realizzato davvero tante opere con questa materia pregiata e antica, esprimendone l’essenza attraverso il linguaggio del design.

Ultime in ordine di tempo le collezioni disegnate per Antoniolupi: Introverso e Controverso, quest’ultimo progetto selezionato da Arredativo tra i MustHave 2018. Abbiamo fatto alcune domande a Paolo Ulian e in questa intervista ci ha raccontato il suo lavoro: dai suoi ultimi lavori ai celebri Golosimetro e Finger Biscuit.

 

  • Come nata la collaborazione con Antoniolupi?

 

Collaboro con Antoniolupi da un anno circa, premetto che io ho sempre lavorato poco con le aziende,  sono più uno sperimentatore, uno che va per la sua strada, un sognatore. Così feci una mostra personale in Toscana, in Versilia dove esposi tutte le mie cose, per caso passò Andrea e vide delle cose che lo incuriosivano.C’erano dei vasi centrotavola che avevo realizzato con una tecnica particolare che è lo sbozzo dei marmi usato per le sculture, gli feci vedere un po di lavandini ma non mi  considerava. A fine mostra c’era una serie di vasi lui e mi disse “ questi sono perfetti per diventare dei lavabi “. Così abbiamo pensato come trasformare la tecnica di realizzazione, era già un modello piccolo ma era già un lavabo o una serie di lavabi. Abbiamo cominciato a sperimentare con il marmo, io avevo il know how delle aziende del marmo, lavoro dal 1991 con aziende di marmo, spesso  faccio design con il marmo. Così, abbiamo iniziato un primo prodotto e poi da li è arrivato il secondo, il terzo …

 

  • Tu hai lavorato molto con il marmo, come è il rapporto di un designer del luogo con questo materiale ?

 

Il marmo è molto difficile. C’era un artigiano che mi diceva sempre “al marmo devi volergli bene, devi entrarci, dentro ragionare con la sua testa” e addirittura un poeta diceva “devi pensare con il marmo”. Quando riesci ad entrare nella logica della materia e del materiale puoi fare tutto quello che ti pare. Si deve tener conto che c’è la pesantezza del materiale, c’è il fatto che si spezza , però diciamo che in una decina di anni le lavorazioni si sono evolute in modo incredibile. Però, anche adesso se vuoi forzare il marmo a fare una cosa che non può fare finisce  che vengono fuori cose che non stanno in piedi o che sono troppo pesanti e inutilizzabili. Invece se ragioni partendo dalla materia e capendo quello che quel materiale ti suggerisce, allora te giri intorno a quel problema e risolvi .

 

 

Oggi i ragazzi delle università che progettano con i software di modellazione fanno cose bellissime formalmente, poi vanno dall’artigiano che gli dice “guarda che non si può fare il marmo ha dei limiti”, quindi è molto importante conoscere il marmo e come si può lavorare. Per questo dico spesso che è più importante progettare non ne lo studio su foglio bianco o al pc ma  in laboratorio, vedere i macchinari, come lavorano gli artigiani, sentire quello che hanno da dirti perché li c’è l’esperienza che conta e da li ti viene forse la buona idea.

 

Io sono partito da quello nel ‘91, ero un giovane sparuto, che andava per le aziende di lavorazione marmo a cercare i semilavorati di scarto e da li ho fatto la mia storia sullo scarto. La mia ricerca è sempre stata  lavorare sugli scarti mi è sembrato doveroso, il marmo è un materiale che non ha una produzione infinita,  avere una tensione e rispetto  per la materia credo sia fondamentale per chi progetta.

 

  • Molti dei tuoi progetti cult sono pezzi  unici sono sperimentazioni quanto conta la ricerca personale nel lavoro di un designer e quanto questo contribuisce al prodotto innovativo per un azienda?

 

Questo un punto dolente, io lavoro bene quando sono libero, libero da vincoli faccio cose quasi sempre bene. Le poche cose  andate in produzione sono quelle nate da una ricerca spontanea, invece quando mi sento vincolato invece di farmi bene mi fa un effetto contrario .

I designer fanno così, lavorano su commissione e lavorano su quello, io invece faccio il procedimento inverso. Mi piace lavorare libero, da solo e poi certe volte mi capita di trovare persone che si accorgono di quel lavoro e allora riescono a riconoscerlo come potenziale per la loro azienda, quei prodotti che sono usciti sono nati cosi.

 

  • Molti dei tuoi progetti uniscono vari aspetti quello ludico e spesso misurandoti con materiali inediti come sono nati Finger biscuit,  Golosimetro queste sperimentazioni nel mondo food?

 

Anche queste cose sono nate per delle mostre. Ci invitarono a una mostra sul biscotto, era una mostra fuori dalle logiche del design promossa dall’università di Bolzano che invitò una quindicina di designer a progettare i nuovi biscotti. A me appena detto pensai che era un idea bellissima. Lavoravo con mio fratello e ci venne questa idea del dito che va nella Nutella, era un’ idea venuta in pochi secondi. E’ stato un progetto visto dappertutto.

 

 

 

 

  • Tu sei toscano e lavori ormai da anni in Toscana, com’è fare design lontani da quello che è inevitabilmente è considerata la capitale del Design?

Siamo dei provinciali del design, il design è a Milano, puoi andare a Roma, a Firenze ma il design lo fanno la rete di conoscenzeAnche quando c’erano i SuperStudio erano a Firenze ma poi andavano a Milano.