Affacciata sul mare di fronte all’isola di Tavolara, Casa della Sughera è un progetto di recupero firmato gosplan che trasforma una casa degli anni Settanta in un’architettura capace di rinnovare il dialogo tra edificio, materiali e paesaggio. Il progetto conserva le due ali originarie e introduce un nuovo spazio centrale, attorno al quale si riorganizzano gli ambienti, i percorsi e le visuali verso il mare e la collina.

La casa sorge su un pendio scosceso e si articola su due livelli, tra un basamento in granito locale e volumi superiori intonacati di bianco. La trasformazione prende le mosse dal lessico organico che ha caratterizzato l’architettura della costa sarda, richiamando una tradizione legata a progettisti come Luigi Vietti, Alberto Ponis, Michele e Giancarlo Busiri-Vici, Jacques e Savin Couëlle.


Un nuovo spazio centrale riorganizza la casa
L’intervento dello studio gosplan, con sede a Genova, non si limita al recupero della preesistenza, ma ne ridefinisce l’organizzazione attraverso l’inserimento, al piano superiore, di un nuovo corpo centrale. Il fulcro del progetto è però lo spazio vuoto che attraversa l’edificio, mettendo in relazione le due ali originarie e collegando la terrazza, la piscina, la zona giorno e il giardino della sughera.

Questa apertura amplia gli ambienti comuni, favorisce la ventilazione naturale e moltiplica le prospettive verso il paesaggio. Le visuali si estendono verso il mare e Tavolara, ma anche verso sud, in direzione della collina retrostante. Il vuoto diventa così un elemento attivo del progetto: non soltanto una connessione tra ambienti, ma un dispositivo che modifica la percezione della casa e il modo di attraversarla.
Granito, intonaco bianco e forme plastiche
I due livelli si distinguono per materiali e rapporto con gli spazi esterni. Il piano superiore è caratterizzato da un intonaco bianco dalla finitura grezza, che dialoga con la luce mediterranea e con la terrazza di copertura, definita da una forma plastica. Qui, alcuni comignoli riprendono nella geometria il profilo dell’isola di Tavolara, stabilendo un legame diretto tra architettura e contesto.


Il livello inferiore, rivestito in granito locale, si integra invece con i muri di contenimento e con l’area della piscina. Gli archi diseguali e la matericità della pietra rafforzano il rapporto con il terreno, facendo apparire la casa come un insieme di volumi che si adattano alle differenze di quota.

Sul fronte marino, un balcone aggettante è sovrastato da una struttura lignea che si estende oltre il perimetro dell’edificio. L’aggetto richiama le forme di Frank Lloyd Wright e prolunga la zona giorno verso l’esterno, introducendo un elemento capace di filtrare la luce, incorniciare scorci e mediare tra le superfici in granito e quelle intonacate.


La struttura non svolge quindi soltanto una funzione di collegamento tra i livelli: contribuisce a definire una soglia tra interno ed esterno, modificando la percezione del fronte verso il mare.
Il paesaggio come parte del progetto
Il progetto degli spazi esterni è firmato da caarpa, che interviene sulle connessioni tra i diversi livelli del lotto e sulla relazione tra architettura e vegetazione.
Sul retro della casa, la grande sughera diventa il centro di un piccolo giardino raccolto, definito come la stanza della sughera. Intorno all’albero si sviluppa un percorso che sfrutta le differenze di quota, mentre un nuovo muro in pietra dialoga con elementi vegetali come rosmarino prostrato e tulbaghia.


L’ingresso è accompagnato da liriope e vinca, inserite nella penombra creata da Phillyrea e oleandri. Una scala curva avvolge lo spazio centrale e mette in relazione la terrazza di copertura con il giardino, contribuendo a costruire una continuità tra i diversi ambiti della casa.

Il paesaggio non viene trattato come una semplice cornice verde, ma come una componente dell’organizzazione architettonica: percorsi, vegetazione e dislivelli concorrono a rendere leggibile il rapporto tra edificio e terreno.
Basalto sardo e continuità tra interno ed esterno
Anche la scelta delle superfici contribuisce a superare la separazione convenzionale tra ambienti interni e spazi aperti. Il pavimento in basalto sardo è composto da una tassellazione irregolare, affine a una geometria Voronoi, che prosegue fino a rivestire la piscina.


La ripetizione della stessa trama crea una continuità visiva tra la zona giorno e l’acqua, estendendo idealmente lo spazio domestico oltre il perimetro murario. Il disegno del pavimento assume così un ruolo architettonico, costruendo un campo unitario in cui interno ed esterno si percepiscono come parti di un unico sistema.

Negli ambienti, il rovere degli arredi su misura, dei serramenti e delle pergole richiama le travi originali delle coperture inclinate. Nella zona notte, invece, le pianelle in cotto introducono una nota più calda, differenziando la matericità degli spazi privati da quella delle aree comuni.




Un recupero che rinnova il linguaggio della costa sarda
Con Casa della Sughera, gosplan prosegue una ricerca progettuale fondata sull’ibridazione tra architettura, arredo, struttura e oggetto. Il recupero non consiste nel ripristino dell’edificio esistente, ma in una rilettura delle sue potenzialità attraverso nuove relazioni spaziali e materiche.

Il progetto si confronta con il patrimonio architettonico degli anni Settanta senza limitarsi a riproporne le forme. Ne rielabora il vocabolario, mettendolo in dialogo con esigenze contemporanee e con una diversa consapevolezza del paesaggio.

In questa prospettiva, lo spazio centrale rappresenta la sintesi dell’intervento: un vuoto attraversabile che connette funzioni, materiali e visuali, trasformando l’organizzazione della casa e il suo rapporto con l’ambiente circostante. Casa della Sughera diventa così un recupero capace di rinnovare la memoria architettonica della costa sarda, mantenendo al centro la continuità tra costruito, natura e vita domestica.