Al Salone del Mobile 2026, Memphis Milano si pone al centro della scena con una nuova lettura del proprio immaginario storico all’interno del progetto espositivo Radical Home, presentato da Italian Radical Design.

In uno spazio in cui per la prima volta Gufram, Memphis e Meritalia condividono un unico ambiente senza separazioni, è proprio il linguaggio di Memphis a emergere come asse narrativo attraverso il ritorno di uno dei suoi progetti più emblematici: il Tawaraya Ring di Masanori Umeda.
Una casa radicale come struttura mentale
Il concept espositivo di Radical Home è firmato dallo studio di architettura (AB)NORMAL con la direzione creativa e lo styling di Greta Cevenini.
Il progetto prende la forma di una “casa radicale”, concepita prima di tutto come spazio mentale. L’architettura si fonda su una struttura simmetrica e rigorosa, ispirata alla chiarezza distributiva del neoclassicismo palladiano: un portico d’ingresso introduce lo stand, definendo una soglia riconoscibile che guida il visitatore verso un interno costruito su una geometria astratta, dove ordine e sperimentazione convivono in equilibrio instabile.

All’interno, i prodotti dei tre brand sono distribuiti liberamente, senza gerarchie o confini espositivi, generando un paesaggio domestico in cui gli oggetti instaurano relazioni trasversali.
Memphis e il ritorno del Tawaraya Ring
Il cuore del progetto è il ritorno del Tawaraya Ring, uno degli oggetti più emblematici della storia di Memphis.
Concepito nel 1981 da Masanori Umeda, il progetto nasce come spazio ibrido: un elemento d’arredo e allo stesso tempo un “ring per la lotta intellettuale”, in cui la dimensione domestica diventa campo di confronto e sperimentazione.

La nuova versione presentata al Salone ne reinterpreta la struttura in scala ridotta, mantenendo la natura modulare e aperta del progetto originale. La base in tatami — elemento cardine della tradizione giapponese — definisce ancora una volta uno spazio fluido, non gerarchico, capace di accogliere funzioni diverse: dormire, mangiare, rilassarsi, incontrarsi.
I quattro elementi angolari restano personalizzabili, trasformando l’oggetto in una piattaforma adattabile e mutevole.
Un oggetto tra cultura, memoria e progetto
La nuova edizione del Tawaraya Ring è accompagnata da una selezione di pezzi storici del catalogo Memphis, riaffermando la potenza visiva del gruppo: colore, contraddizione e libertà formale.
Il progetto affonda le sue radici nel dialogo tra Giappone e Italia. Nel 1981, dopo il ritorno in Giappone da Milano, Umeda riceve una lettera di Ettore Sottsass che lo invita a partecipare ai primi esperimenti Memphis, definiti come un “design profondamente nuovo”. Da quel momento il suo lavoro contribuisce a definire una nuova grammatica del progetto.

Il Tawaraya Ring nasce proprio da questo scambio culturale: un oggetto che traduce il tatami in modulo contemporaneo e costruisce uno spazio aperto, ottimistico e relazionale.
L’Umeda Lucky Module e l’idea di uno spazio ottimista
La nuova versione introduce l’“Umeda Lucky Module”, basato sul numero 8, considerato simbolo di fortuna nella cultura giapponese. Questo principio diventa struttura progettuale e dichiarazione poetica: il design come dispositivo ottimista.

Il Ring non prescrive comportamenti, ma li accoglie. È uno spazio che non definisce una funzione unica, ma una molteplicità di possibilità quotidiane, mantenendo aperta la sua natura interpretativa.
Memphis al centro del discorso radicale
In Radical Home, il Tawaraya Ring diventa più di un oggetto: è una sintesi del pensiero Memphis.
Un dispositivo che dissolve i confini tra arte, arredo e architettura domestica, restituendo al design la sua natura più sperimentale. In un ambiente condiviso con Gufram e Meritalia, il progetto di Umeda riafferma un’idea precisa: la casa non come forma chiusa, ma come campo aperto di relazioni.
Il risultato è un paesaggio domestico instabile e vitale, in cui il design non organizza lo spazio, ma lo mette continuamente in discussione.