2010 |Wanders’ Tulip – Macel Wanders – Cappellini
La cover di novembre di Arredativo celebra un oggetto che si inserisce idealmente nel percorso di un anno dedicato ai quindici anni di Arredativo: la Wanders Tulip, disegnata da Marcel Wanders nel 2010 per Cappellini. Come il nostro magazine, anche questa seduta compie quindici anni, confermandosi un progetto senza tempo, capace di fondere innovazione, poesia e funzionalità.
Tulip non è una semplice sedia: è un gesto scultoreo applicato alla vita quotidiana. La sua silhouette, sinuosa e leggera, sembra crescere dal pavimento come un fiore stilizzato, armonizzando forma e funzione con un’eleganza immediata e riconoscibile. L’intento di Wanders era chiaro: trasformare un oggetto di uso comune in un’esperienza visiva e sensoriale, dove la seduta diventa il cuore di un piccolo teatro domestico.
Il progetto nasce in un periodo di sperimentazione della materia e del processo industriale, dove la produzione a stampo e la modellazione tridimensionale consentono di trasformare linee curve e volumi complessi in realtà concreta. La Tulip è il risultato di questa sintesi tra artigianalità digitale e sensibilità estetica: la scocca avvolgente e le gambe sottili dialogano in un equilibrio tra leggerezza e solidità, creando un oggetto capace di abitare con naturalezza ambienti diversi, dal privato al pubblico, dal contract alla casa.
Nel linguaggio di Marcel Wanders, la funzione non è mai disgiunta dal racconto. Tulip traduce il gesto del sedersi in un’esperienza, restituendo al design il potere di evocare emozioni e di riflettere l’essenza umana attraverso la forma. La sua scala armoniosa e la purezza delle superfici la rendono un oggetto-simbolo, capace di dialogare con l’arte, l’architettura e la scena contemporanea.
Quindici anni dopo, Tulip resta attuale e riconoscibile, testimonianza della capacità di Wanders di coniugare innovazione e sensibilità estetica senza tempo. La scelta di dedicarle la cover di novembre non è solo un omaggio a un progetto iconico, ma anche un modo per inserirla nel percorso che Arredativo ha dedicato quest’anno agli oggetti che compiono quindici anni, una serie di progetti che hanno segnato la storia del design contemporaneo.
Tulip dimostra che il design autentico conserva la propria forza nel tempo: continua a dialogare con gli spazi, a sorprendere e a ispirare nuove interpretazioni, restando un punto di riferimento per la creatività contemporanea.
2010 | Nemo- Fabio Novembre – Driade
La cover di fine ottobre è dedicata a Nemo, la poltrona disegnata da Fabio Novembre per Driade nel 2010. A quindici anni dal suo debutto, questo progetto resta una delle interpretazioni più originali del rapporto tra forma e identità nel design contemporaneo, e si inserisce nel percorso che Arredativo ha dedicato, lungo tutto l’anno, agli oggetti che compiono quindici anni insieme al magazine.
Nemo è un oggetto che nasce dalla scultura e approda alla quotidianità. Le sue linee nette e il volume avvolgente definiscono una presenza architettonica, capace di unire rigore geometrico e potenza evocativa. È una seduta che si impone nello spazio come un segno, ma che al tempo stesso offre protezione e intimità a chi la abita.
Nel linguaggio di Fabio Novembre, la funzione non è mai disgiunta dal racconto. Nemo traduce il gesto del sedersi in un’esperienza, restituendo al design il potere di evocare emozioni e di riflettere l’essenza umana attraverso la forma. La sua scala monumentale e la purezza delle superfici la rendono un oggetto-simbolo, capace di dialogare con l’arte, l’architettura e la scena contemporanea.
Realizzata in polietilene stampato in rotazionale, resistente e versatile, Nemo attraversa i contesti con la stessa forza del suo linguaggio originario: interno o esterno, sempre riconoscibile. A distanza di quindici anni, resta un esempio emblematico di come la tecnologia possa tradurre la visione poetica del progetto.
La copertina di ottobre è un omaggio a questa icona di Driade e al pensiero visionario di Fabio Novembre: un design che continua a raccontare, attraverso la forma, la libertà dell’immaginazione.
2010 | Arc–Rodolfo Dordoni – Olivari
Prosegue l’excursus sui pezzi di design che compiono quindici anni con un oggetto senza tempo, protagonista della nostra cover di settembre: Arc, la maniglia disegnata da Rodolfo Dordoni per Olivari nel 2010. Un segno puro, capace di aprire non solo le porte di casa, ma simbolicamente anche quelle di un nuovo mese. Un gesto quotidiano che diventa progetto.
In apparenza silenziosa, Arc nasconde dietro la sua compostezza una precisione formale che non concede nulla al superfluo. La curvatura leggera — da cui il nome — accoglie il palmo con naturalezza, come se la mano l’avesse anticipata. La sezione frontale è piena, generosa, mentre i profili laterali si assottigliano con una grazia quasi architettonica, definendo un equilibrio visivo tra presenza e leggerezza.
Nel lessico di Dordoni, la misura è sempre progetto. Con Arc, questa misura si fa gesto permanente: una curva netta, priva di spigoli, disegnata per resistere al tempo senza farsi notare, ma anche senza mai passare inosservata. È proprio nella sua apparente normalità che risiede la forza del design: nel rendere invisibile la complessità, nel far coincidere ergonomia, bellezza e industrializzazione.
Realizzata in ottone pressofuso e rifinita con l’inconfondibile cura Olivari, Arc è un esempio di quella qualità discreta che ha fatto la storia del design italiano: non cerca il clamore, ma abita gli spazi reali, quelli vissuti, con dignità e intelligenza.
Quindici anni dopo, la maniglia di Dordoni continua a essere scelta per architetture diverse: case private, spazi pubblici, hotel internazionali. Perché il suo segno è universale, ma mai generico. È un punto fermo in un mondo che cambia: solido, misurato, autentico.
Dedicare la copertina di settembre a Arc è anche un omaggio al suo autore, Rodolfo Dordoni, scomparso di recente: un progettista capace di unire rigore e sensibilità, misura e visione.
Il suo segno resta con noi, ogni volta che una porta si apre.
2010 | Binic – Ionna Vautrin – Foscarini
Nuova cover per celebrare i 15 anni del nostro magazine e 15 anni di pezzi di design cult. Un anniversario che non è solo un numero, ma un’occasione per riflettere su un decennio e mezzo di design che ha saputo raccontare emozioni, innovazione e funzionalità con leggerezza e poesia. Ora è la volta di Binic, la lampada di Foscarini che illumina con delicatezza gli spazi contemporanei dal 2010.
Binic nasce dal genio creativo di Ionna Vautrin, designer francese che ha trasformato un gesto quotidiano come accendere una lampada in un rituale di tenerezza e calore. Il nome stesso — Binic, ispirato a una piccola località di mare in Bretagna — evoca atmosfere intime e raccolte, perfette per un oggetto che sembra quasi un piccolo faro domestico, capace di creare un’illuminazione soffusa ma efficace.
Il corpo in silicone morbido e la struttura in metallo sottile dialogano con la luce LED, permettendo a Binic di adattarsi a diversi ambienti: dalla camera da letto al salotto, dal workspace all’angolo lettura, accompagnando ogni momento con una luce mai invadente, ma sempre presente.
Disponibile in varie tonalità e finiture, Binic si conferma un oggetto versatile e funzionale, capace di coniugare tecnologia avanzata e calore emotivo.
Accogliamo il nuovo mese di agosto per dedicarci alle vacanze, pianificare nuovi progetti e cercare nuove storie e notizie di design.
Buone vacanze da Arredativo!
2010 | Paper Planes – Doshi Levien – Moroso
Per la copertina di maggio, torniamo a dedicare lo spazio di apertura a un oggetto che compie quindici anni, proprio come il nostro magazine: si tratta di Paper Planes, la poltrona disegnata nel 2008 da Doshi Levien per Moroso, pezzo ormai iconico e ancora capace di raccontare un’estetica attuale.
Apparentemente leggera come un origami, ma strutturalmente complessa e formalmente sofisticata, Paper Planes è molto più di una seduta. È un esercizio di equilibrio tra fragilità apparente e solidità strutturale, tra astrazione geometrica e comfort profondo. Proprio come un aeroplanino di carta che sfida la gravità con una piega ben calibrata, questa poltrona dà forma a una nuova grammatica del relax: intima, architettonica, visionaria.
Il progetto nasce nel 2008, all’interno della collezione sviluppata per il lancio del Kvadrat showroom a Milano, e si distingue subito per l’approccio audace al tessile. Il rivestimento, infatti, non è un semplice tessuto decorativo, ma parte integrante del disegno: una griglia geometrica cucita con precisione millimetrica, che segue l’andamento delle superfici come una mappa tridimensionale. La struttura in metallo, sottile ma resistente, contribuisce a rafforzare questa tensione tra bidimensionalità grafica e tridimensionalità scultorea.
Doshi Levien, lo studio fondato da Nipa Doshi e Jonathan Levien, è noto per la capacità di coniugare sensibilità culturale, ricerca artigianale e innovazione industriale. Paper Planes rappresenta in pieno questa visione: è un progetto che guarda alla tradizione del design modernista, ma la reinterpreta attraverso un filtro personale, multiculturale e contemporaneo. La forma della seduta, fatta di pieghe e tagli netti, si ispira a gesti manuali universali – piegare, inclinare, sovrapporre – trasformati in architettura del comfort.
A distanza di oltre 15 anni dal suo debutto, Paper Planes conserva intatto il suo potere narrativo. È una poltrona che si fa racconto visivo, presenza scultorea, icona del design internazionale. La scelta di dedicarle la copertina di maggio è un omaggio alla capacità del progetto di restare attuale, sfidando mode e tendenze passeggere, grazie alla forza di un linguaggio formale autentico, riconoscibile e mai scontato.
Perché il design, quando è vero, non invecchia: semplicemente, evolve con noi.
2010 | Neve – Piero Lissoni – Porro
Ad aprile dedichiamo la nostra copertina a Neve, la sedia disegnata da Piero Lissoni per Porro nel 2010. Come le altre Cover 2025 la copertina è dedicata a un oggetto di design nato esattamente 15 anni fa nel 2010 proprio come Arredativo.
Neve è uno di quei progetti in cui semplicità e personalità si incontrano con naturalezza. Apparentemente minimale, è in realtà il risultato di una riflessione profonda sulla forma della sedia classica, rivisitata in chiave contemporanea. Lissoni, con la sua consueta eleganza rigorosa, interpreta la tipologia della sedia in legno massello con uno spirito leggero, asciutto, essenziale.
La struttura è snella, ma robusta. Le gambe posteriori leggermente inclinate, lo schienale sottile ma accogliente, la seduta in legno curvato: ogni dettaglio è calibrato per ottenere una forma che appare immediatamente armoniosa e accogliente, quasi archetipica. Il risultato è una sedia sobria ma espressiva, capace di adattarsi a contesti diversi – dalla casa agli spazi pubblici – con una presenza discreta ma precisa.
Disponibile in diverse finiture – dal rovere naturale al tinto nero, fino alle laccature Porro –, Neve incarna quell’equilibrio tra tradizione e innovazione che contraddistingue da sempre il lavoro di Lissoni e l’identità del marchio Porro.
Una sedia che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce per farsi notare, e che continua a raccontare con coerenza una storia fatta di misura, qualità e intelligenza progettuale.
Per questo, oggi, Neve è la protagonista della nostra copertina. Un oggetto che, come il nostro magazine, ha saputo attraversare il tempo senza rincorrere le mode, restando fedele a una visione.
2010 | Shimmer – Patricia Urquiola – Glas Italia
Nuova cover dedicata ai pezzi di design che compiono 15 anni, con cui celebriamo le icone che hanno segnato l’ultimo decennio e mezzo. Questo mese, la nostra cover è dedicata a Shimmer, il tavolo progettato da Patricia Urquiola per Glas Italia nel 2010, anno in cui è nato anche il nostro magazine. Un pezzo che, a distanza di 15 anni, continua a sorprendere e affascinare con la sua capacità di interagire con la luce e lo spazio in modi sempre nuovi,
Un’illusione di luce e colore
Fin dal suo debutto, Shimmer ha catturato l’attenzione per la sua straordinaria capacità di trasformarsi sotto l’effetto della luce. Realizzato in vetro stratificato con una speciale finitura iridescente, questo tavolo sembra mutare colore a seconda dell’angolazione e dell’illuminazione, creando un effetto cangiante che dona una dimensione quasi magica all’oggetto. L’effetto ottico ottenuto con l’uso sapiente del materiale rende Shimmer più di un semplice complemento d’arredo: è un’esperienza visiva in continua evoluzione.
La genesi del progetto
Il tavolo Shimmer nasce dalla continua ricerca di Patricia Urquiola sull’interazione tra materia e percezione. La designer spagnola, nota per il suo approccio sperimentale, ha voluto esplorare le potenzialità del vetro oltre la sua funzione tradizionale, rendendolo un elemento dinamico. In collaborazione con Glas Italia, azienda all’avanguardia nella lavorazione del vetro, ha sviluppato una finitura speciale che permette alla superficie di assumere una profondità quasi tridimensionale. Il risultato è un oggetto che sfida la staticità, dialogando costantemente con il suo ambiente.
“Shimmer è un gioco di luce e riflessi, una presenza poetica che cambia continuamente sotto gli occhi di chi lo osserva“, ha dichiarato Urquiola in un’intervista. Questo principio ha guidato l’intero processo creativo, trasformando un materiale rigido in qualcosa di leggero e quasi immateriale.
Innovazione materica e poetica
La ricerca sui materiali è uno dei tratti distintivi del lavoro di Patricia Urquiola, e Shimmer ne è una perfetta espressione. La finitura multilaminata del vetro, sviluppata in collaborazione con Glas Italia, trasforma un materiale tradizionalmente rigido e statico in una superficie vibrante e leggera. Il design essenziale del tavolo, con le sue linee pulite e le proporzioni perfette, esalta ulteriormente il gioco di riflessi e colori, facendo di ogni pezzo un’opera unica e irripetibile.
L’effetto cangiante di Shimmer è stato ottenuto grazie all’applicazione di speciali pellicole interferenziali, capaci di rifrangere la luce e creare una gamma di colori sempre mutevole. Questo tipo di trattamento, solitamente utilizzato in ambiti tecnologici, è stato reinterpretato in chiave decorativa, aggiungendo un valore poetico al design industriale.
Un’icona senza tempo
Quindici anni dopo la sua presentazione, Shimmer non ha perso nulla del suo fascino avanguardistico. Anzi, con l’evoluzione delle tendenze nel mondo dell’arredamento, la sua capacità di adattarsi a contesti diversi lo ha reso un classico del design contemporaneo. Perfetto sia in ambienti minimalisti che in interni più eclettici, Shimmer continua a essere scelto da designer e appassionati per la sua bellezza impalpabile e la sua forte personalità.
Il successo di Shimmer ha portato alla creazione di una collezione più ampia, comprendente tavolini e mensole, mantenendo intatta la sua poetica cromatica. Questa espansione ha confermato il valore del progetto, trasformandolo in un vero e proprio manifesto di design sensoriale.Nel celebrare il suo anniversario, rendiamo omaggio a un pezzo che ha saputo coniugare innovazione tecnologica e sensibilità artistica, rimanendo sempre attuale. Shimmer non è solo un tavolo, ma un’icona che riflette, nel senso più letterale del termine, il fascino senza tempo del buon design.