Green Frame House

Pubblicato il 27 dicembre 2011 Di

La mostra Green Frame House esposta ad Abitare il Tempo nello spazio Architetture d’Interni (Pad.8), su progetto dello studio AstoriDePonti Associati proponeva un tema  estremamente attuale. La sostenibilità ha pervaso a macchia d’olio ogni settore della sfera culturale e recentemente anche di quella industriale a livello globale, quasi senza discriminazioni geografiche. Come sempre, quando l’attenzione generale si indirizza in maniera ossessiva su un unico argomento, capita di assistere ad un utilizzo propagandistico e poco critico delle parole e dei concetti che legano il proprio destino alla causa superiore della sostenibilità ambientale.

Il progetto per questa mostra – intesa come mostra “culturale” – non vuole in questo senso proporre una soluzione definitiva ed assoluta alla questione della sostenibilità. L’intenzione è fondamentalmente quella di proporre uno spunto alternativo di riflessione, che spinga a ragionare in termini inconsueti rispetto alla corrente generale. Sostenibilità è anche e soprattutto recupero, e in questo senso l’utilizzo di una struttura a container come tassello progettuale va inteso come atto provocatorio, ma di estrema responsabilità. Il progetto insisteva  proprio sul ciclo di vita di questo
prodotto: Green Frame House preserva il fascino industriale del container, restituendo una seconda vita a
una struttura altrimenti destinata ad essere dismessa. A partire da questo, il tentativo è chiaramente quello di declinare un alfabeto di lettere industriali nella virtuosistica ricerca di una poetica abitativa tradizionale.
Così gli architetti per spiegare il concept: “Il progetto Green Frame House nasce da un incontro tra idee e sogni: il sogno di restituire vita, significato e utilità al container, inteso come oggetto abbandonato, e l’idea di sperimentare una sostenibilità definendo forme di abitare consolidate a partire da un modulo industriale. L’allestimento Green Frame House presentato in fiera costituisce in questo senso una sorta di cantiere di lavori in corso di un progetto possibilmente più ambizioso e di più ampio respiro, che punta a far diventare realtà questo incontro.
L’esacerbazione del contrasto tra finito e non finito, tra interno domestico ed esterno vissuto e corroso, punta espressamente ad esaltare la vocazione abitativa latente di questi elementi modulari. Il tentativo è quello di portare un piccolo ulteriore contributo restituendo al modulo container la dignità di un abitare non effimero né alternativo”.