L’architettura di Carmen Pinos a Cersaie 2014

Pubblicato il 25 settembre 2014 Di

Nel pomeriggio di martedì 23 settembre 2014, presso la Galleria dell’Architettura, Cersaie ha avuto l’onore di ospitare Carmen Pinos, architetto spagnolo di fama internazionale. L’incontro è stato presentato per l’occasione da Fulvio Irace, Professore Ordinario di Storia dell’Architettura presso il Politecnico di Milano e grande esperto di architettura contemporanea, che ha introdotto Pinos descrivendola come una delle maggiori esponenti di quella generazione di architetti che ha permesso alla Spagna di guadagnarsi una delle posizioni di spicco nell’architettura internazionale.

Irace ha parlato di Pinos come di un architetto dalla forte componente narrativa e dalla scrittura nervosa, vivace, e lei, nel suo intervento, ha confermato tali affermazioni spiegando come nel suo immaginario un architetto sia più simile ad un regista che ad uno scultore: Pinos infatti ha raccontato come un professionista di questo tipo prima di avviare un progetto deve aver già in testa un copione, e quel copione corrisponde alla risposta che lui sta dando alla città, al territorio, al luogo in cui andrà a lavorare e alle persone che ci vivono, che ci lavorano o che lo frequentano. Il contatto con il territorio, il rapporto con la città, il legame con il luogo sono fondamentali per Pinos, che vede nell’urbanistica “selvaggia” di certe città una vera e propria mancanza di rispetto nei confronti di chi vive quei luoghi, ma anche nei confronti dei luoghi stessi.

Nel corso della conferenza l’ospite ha spiegato con dovizia di particolari e con l’aiuto di immagini il percorso che compie dal momento in cui le viene richiesta un’opera al momento della sua conclusione: ciò che pensa nell’immediatezza, ciò che rielabora col tempo, ciò che modifica in base a ciò che è riuscita a capire del luogo e delle sue necessità, come aggiunge ciò che le viene richiesto e come poi alcune volte la percezione delle costruzioni da lei progettate cambi sia in base ad alcuni cambiamenti avvenuti nel corso del tempo sia in base alla visione che ne si può avere dall’interno e dall’esterno.

Un punto su cui Pinos si è soffermata particolarmente è l’uso della luce naturale, quella proveniente dall’esterno: questa è fondamentale per l’architetto per permettere a coloro che frequenteranno gli spazi interni di avere un rapporto continuo con la città, che non deve rimanere fuori, ma che deve continuamente “entrare” nell’edificio attraverso finestre e vetrate.

Pinos ha voluto donare al pubblico presente, tra cui erano presenti molti studenti di architettura, un po’ del suo “saper fare” e del suo “saper pensare”, nell’ottica di formare gli architetti di domani al rispetto dei luoghi e delle persone che vi vivono.