Una porzione di villa storica nel cuore verde di Firenze viene recuperata e trasformata in una casa essenziale e luminosa, dove la sensibilità progettuale di bucci quentin intreccia interni su misura e paesaggio in un dialogo continuo, restituendo una nuova qualità dell’abitare.

Arcipressi è prima di tutto un esercizio di misura. L’intervento si confronta con una preesistenza residenziale senza mai cercare di imporsi, ma piuttosto di accordarsi con un frammento di villa storica immersa nel verde fiorentino. Il risultato è un linguaggio volutamente silenzioso, calibrato, quasi sospeso, che lavora per sottrazione e continuità, più che per gesto.

Come sottolinea la descrizione del progetto, l’architettura “si distingue per il suo linguaggio silenzioso e raffinato, capace di dialogare con la natura attraverso ampie aperture”. È proprio in questa relazione con il contesto che il progetto trova la sua forza: nella capacità di rendere poroso il confine tra interno ed esterno, tra costruito e vegetazione.
Il contesto paesaggistico tra città e natura
La casa si colloca in una condizione rara, sospesa tra natura e città. Pur essendo immersa nel verde, si trova a pochi passi dal centro storico di Firenze, affacciandosi su un sistema paesaggistico stratificato che include il giardino di Villa Fabbricotti e, in continuità, il parco del Museo Stibbert. Questa prossimità tra quiete e densità urbana orienta l’intero progetto, concepito come un rifugio domestico capace però di mantenere un costante rapporto visivo e percettivo con il paesaggio.

Il dialogo con i committenti — una coppia con una figlia e una forte sensibilità verso i temi della sostenibilità — contribuisce a definire un approccio consapevole e misurato. La qualità dei materiali, la selezione attenta delle lavorazioni e la centralità di una filiera responsabile diventano parte integrante del progetto, rafforzando una visione dell’abitare fondata su coerenza e durata.

Interni su misura e continuità materica
L’intervento lavora sulla permeabilità visiva e sulla relazione diretta con il giardino, che diventa una vera estensione della casa. Le grandi aperture incorniciano scorci di alberi secolari, mentre la luce naturale filtra negli ambienti con gradualità, rivelando superfici materiche e dettagli sartoriali.

Gli interni si definiscono attraverso una pulizia formale che esalta la qualità dei materiali e la precisione delle lavorazioni artigianali: ogni elemento è progettato su misura e realizzato da artigiani locali, in un equilibrio sottile tra tradizione e contemporaneità.

Come raccontano le progettiste, “gli interni, caldi e avvolgenti, sono caratterizzati da una pulizia formale che esalta la qualità dei materiali e la maestria delle lavorazioni artigianali”.



Non c’è ricerca di spettacolarità, ma costruzione di atmosfera: un ritmo lento dell’abitare che si affida alla luce, alla materia e alla continuità con il paesaggio.
La limonaia e gli spazi di transizione
Ai margini del giardino, una piccola limonaia preesistente viene recuperata e reinterpretata con la stessa misura progettuale. Diventa uno spazio flessibile, aperto a usi diversi, capace di ampliare la vita domestica verso l’esterno e di rafforzare il dialogo con il verde circostante.



Una casa come atmosfera
Arcipressi non è un oggetto architettonico isolato, ma un sistema di relazioni: tra interno ed esterno, tra memoria e presente, tra costruito e paesaggio.





È una casa che non si impone, ma si lascia attraversare. E proprio in questa discrezione costruisce la sua identità più forte: quella di un abitare che coincide con la luce, la materia e il tempo lento del luogo.
