Dal 20 settembre 2026 al 17 gennaio 2027 la Collezione Giancarlo e Danna Olgiati di Lugano ospita Jannis Kounellis: Io sono un pittore, mostra a cura di Vincenzo de Bellis in collaborazione con l’Archivio Kounellis di Roma. Il progetto riunisce oltre 35 opere dell’artista (Il Pireo, 1936 – Roma, 2017), dalla fine degli anni Cinquanta al 2014, e propone per la prima volta in modo sistematico la pittura come chiave di lettura del suo lavoro.
La frase che dà il titolo alla mostra — «Io sono un pittore» — non rivendica una tecnica né un formato, ma una postura verso il reale. Come spiega de Bellis, il termine greco zogràphos, «colui che scrive la vita», ha orientato l’intero impianto curatoriale: Kounellis ha dipinto sulla tela solo per pochi anni, poi ha continuato a dipingere con il ferro, il carbone, il fuoco, i sacchi di juta e il profumo del caffè, con lo spazio, il silenzio e la memoria di una civiltà mediterranea che sentiva minacciata.

Un percorso per temi, non cronologico
Negli spazi della Collezione Olgiati la narrazione non segue un ordine cronologico, ma si articola in quattro sezioni: La pittura come linguaggio; La pittura come materia e peso; La pittura come memoria e silenzio; La pittura come scena e icona. Emergono dialoghi tra opere lontane nel tempo e conversazioni visive con i grandi maestri — da Van Gogh a Malevič, da Mondrian a Ensor fino a Hans Arp.
Si apre con il linguaggio: lettere, numeri, segni e fiori come elementi di un vocabolario. Un grande quadrato nero dipinto sulla parete — eco del Quadrato nero di Malevič — è affiancato da tavole del 1958 con insegne di negozi e numeri. Nella stessa sezione compaiono quattro lavori del ciclo delle Rose, tra cui la monumentale Rosa rossa (1966-1967) e la rarissima Rosa nera su carta con fondo spray argentato (1966), esposta qui per la prima volta.

Nella sezione dedicata a materia e peso il gesto pittorico si compie attraverso la concretezza delle cose: ferro, carbone, lana, fumo. Un campo di cactus circondato da rotoli di piombo compone Senza titolo del 2005. In altri lavori la tela diventa materiale in sé: nella grande tela del 1969 sacchi di juta e «liane» di lana bianca scandiscono la superficie; in quella del 1967 quattro sacchi di juta sormontano fisicamente il bianco.

Con memoria e silenzio il percorso si apre in un corridoio di dodici metri dove si dispiega Senza titolo (Omaggio a Van Gogh) del 1991, raramente esposta: una sequenza di lastre di ferro, ciascuna della stessa dimensione di un’opera di Vincent van Gogh; da alcune aperture filtra una luce tenue, come nelle icone bizantine. Il giallo — quello di Van Gogh e dell’oro delle icone — attraversa tutta la sezione, fino a un lavoro del 1978 in cui compare anche una barca, archetipo del viaggio e dell’esodo.
Nell’ultima sezione, scena e icona, lo spazio diventa un palco sospeso. Un cappotto ripiegato su una sedia, con cappello e scarpe (Senza titolo, 2007), evoca una presenza quasi autoritrattistica. Chiude la mostra l’installazione del 1988: centinaia di bicchierini con grappa, sormontati da silhouette in piombo che alludono alle forme di Hans Arp. L’odore avvolge il visitatore prima ancora che lo sguardo abbia finito di leggere la composizione. «È pittura nel senso più radicale — una pittura che ha rinunciato a restare ferma», conclude de Bellis.

Catalogo e informazioni pratiche
In occasione della mostra viene pubblicato un catalogo bilingue (italiano-inglese) edito da Mousse Publishing, con introduzione di Giancarlo e Danna Olgiati, saggio di Vincenzo de Bellis e contributo di Bruno Corà, oltre ad apparati bio-bibliografici e schede delle opere.
Collezione Giancarlo e Danna Olgiati
Lungolago Riva Caccia 1, 6900 Lugano
Orari: giovedì–domenica, 11:00–18:00
Ingresso gratuito
www.collezioneolgiati.ch · www.masilugano.ch