Charmaine Poh al MUDEC: identità, memoria e corpo nell’era digitale

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Dal 18 settembre al 1° novembre 2026, il MUDEC – Museo delle Culture di Milano presenta Make a travel deep of your inside, and don’t forget me to take, la prima mostra personale in Italia dell’artista singaporiana-cinese Charmaine Poh, nominata da Deutsche Bank Artist of the Year 2025.

A cura di Britta Färber, Global Head of Art & Culture di Deutsche Bank, la mostra arriva a Milano dopo la presentazione a Berlino e costruisce un percorso immersivo intorno ad alcuni dei temi più ricorrenti nella ricerca dell’artista: identità, corpo, memoria, tecnologie digitali, rappresentazione e nuove forme di socialità.

Charmaine Poh, Majie, Innerwear, 2016
Fotografia / Photography © Charmaine Poh Courtesy Deutsche Bank Collection

Poh, classe 1990, è la più giovane artista ad aver ricevuto il riconoscimento Artist of the Year. La sua pratica attraversa video, fotografia, installazione, testo e performance, intrecciando dimensione personale e questioni politiche e sociali. Cyberfemminismo, queerness, strutture di potere e forme contemporanee di rappresentazione diventano strumenti per interrogare il modo in cui costruiamo la nostra identità, dentro e fuori lo spazio digitale.

Un titolo tra lingue e identità

Il titolo della mostra nasce da una frase grammaticalmente imperfetta contenuta in uno scambio epistolare tra Poh e un amico: Make a travel deep of your inside, and don’t forget me to take.

Charmaine Poh, Make a travel deep of your inside, and don’t forget me to take, Deutsche
Bank “Artist of the Year” 2025 Installation view PalaisPopulaire 2025 Foto/Photo: Mathias Schormann © Charmaine Poh

Proprio la sua imperfezione diventa significativa. La frase si colloca in quello spazio difficile da tradurre che esiste tra lingue, culture ed esperienze differenti. È una condizione che attraversa l’intero progetto espositivo, costruito come un ambiente stratificato dove memoria personale e identità sociale, tecnologia e corporeità, dimensione intima e collettiva entrano continuamente in relazione.

The Moon is Wet

Al centro del percorso si trova The Moon is Wet (2025), una grande installazione video a tre canali realizzata per il progetto espositivo.

L’opera intreccia tre figure e tre dimensioni temporali: la dea del mare Mazu, le Majie, lavoratrici domestiche migranti non sposate provenienti dalla Cina meridionale, e una contemporanea lavoratrice domestica indonesiana.

Charmaine Poh, The Moon is Wet, 2025
Video installazione digitale a tre canali / Three- channel digital video installation; 24’29’’ © Charmaine Poh

Attraverso queste storie, Poh ricostruisce una narrazione che attraversa la storia migratoria di Singapore e affronta questioni legate al lavoro, alla condizione femminile e alle forme di solidarietà collettiva. La dimensione mitologica si sovrappone a quella documentaria e contemporanea, creando un racconto in cui il passato continua a riflettersi nel presente.

Corpo, luce e memoria

Il rapporto tra presenza fisica e dimensione digitale emerge in diverse opere della mostra.

In Heavy is the root of light (2025), proiezioni luminose e frammenti poetici costruiscono un ambiente percettivo sospeso, nel quale luce, linguaggio e memoria diventano materia. Il visitatore entra in uno spazio in cui la percezione fisica è parte integrante dell’opera.

Charmaine Poh, What’s softest in the world
rushes and runs over what’s hardest in the world , 2024
Video digitale/ Digital video; 14’30’’ © Charmaine Poh

La relazione tra identità individuale e costruzione sociale attraversa invece What’s softest in the world rushes and runs over what’s hardest in the world, dedicata alle esperienze di coppie queer che raccontano desideri, paure e vulnerabilità legati alla genitorialità e alla costruzione di famiglie non normative nella Singapore contemporanea.

Il corpo nell’era del deepfake

Con Good Morning Young Body (2021–23), Poh torna alla propria esperienza personale come giovane attrice televisiva nella Singapore degli anni Novanta.

Charmaine Poh,GOOD MORNING YOUNG BODY,2021–23
Video digitale, deepfake/ Digital video,deepfake; 6’23’’ © Charmaine Poh

L’artista utilizza immagini d’archivio e tecnologie deepfake per costruire un avatar del proprio io adolescente. Il dispositivo digitale diventa così uno strumento per interrogare la sessualizzazione del corpo femminile, l’esposizione mediatica e le nuove forme di violenza che possono svilupparsi attraverso le immagini.

La tecnologia non è quindi soltanto uno strumento formale, ma diventa parte della riflessione sul modo in cui il corpo viene osservato, trasformato e rappresentato.

Un percorso tra esperienza individuale e dimensione collettiva

Make a travel deep of your inside, and don’t forget me to take costruisce un paesaggio visivo e sensibile in cui esperienze intime e questioni collettive si sovrappongono.

Il percorso mette in relazione identità, appartenenza, cura e resistenza, invitando il visitatore a confrontarsi con le trasformazioni della rappresentazione contemporanea e con il rapporto sempre più complesso tra corpo reale e presenza digitale.

Charmaine Poh, Ma Jie, Hands, 2016 Fotografia / Photography ©
Charmaine Poh Courtesy Deutsche Bank Collection

La mostra sarà inoltre accompagnata da un public program con workshop, talk, visite guidate e attività partecipative, pensato per ampliare il confronto sui temi della ricerca di Poh e rendere l’esperienza espositiva uno spazio di dialogo e partecipazione.

In copertina: Charmaine Poh, public solitude, 2022Video digitale a due canali, deepfake / Two-channel digital video, deepfake; 4’00’’© Charmaine Poh