Dall’11 luglio all’11 settembre 2026, il RISO – Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo presenta, presso la Cappella dell’Incoronata, “12. Un Tempo Sacro”, installazione immersiva site-specific di Micaela Cometa Xerra, a cura di Pyanocrea.Studio.

Il progetto, promosso e sostenuto dalla Regione Siciliana, si configura come un’esperienza tra pittura, performance e dimensione rituale, trasformando lo spazio sacro in un ambiente percettivo e contemplativo.
Santa Rosalia e il tempo dell’isolamento
L’opera nasce come omaggio a Santa Rosalia, figura centrale della devozione palermitana, e prende ispirazione dai dodici anni trascorsi dalla Santa in isolamento nella grotta di Monte Pellegrino.
Questo periodo di reclusione, preghiera e trasformazione spirituale diventa la matrice simbolica del progetto, che traduce il tempo sacro in un percorso immersivo e sensoriale.
Le opere astratte si configurano come “reliquie contemporanee”: presenze silenziose che restituiscono la dimensione dell’attesa, della trasformazione e di una santità vissuta nel quotidiano.
Il RISO e il dialogo con il Festino di Santa Rosalia
Dal 2024, la partecipazione del Museo RISO alle celebrazioni rosaliane si concentra su una lettura contemporanea della figura della Santa come portatrice di valori universali.
In questo contesto, il progetto di Cometa Xerra si inserisce nel cuore del Festino di Santa Rosalia, rito identitario della città che si rinnova ogni anno attraverso partecipazione collettiva e immedesimazione.
L’opera nella Cappella dell’Incoronata interpreta questo gesto rituale, traducendolo in esperienza artistica immersiva e condivisa.
La pratica di Micaela Cometa Xerra tra Sicilia e Lanzarote
La ricerca di Micaela Cometa Xerra, nata a Palermo e attualmente residente a Lanzarote, si fonda su una pittura espansa che integra materiali organici e vulcanici.

La superficie pittorica diventa un campo di forze fisiche e simboliche, in cui accumulo, erosione e memoria costruiscono un linguaggio essenziale e profondamente materico.
Le influenze dei paesaggi siciliani e delle terre vulcaniche di Lanzarote si riflettono in una pratica che trasforma la pittura in esperienza ambientale e sensoriale.
La Cappella dell’Incoronata come spazio di soglia
La Cappella dell’Incoronata viene reinterpretata come spazio di soglia, trasformato in dispositivo immersivo e rituale.
La sua dimensione raccolta e la matericità della pietra diventano metafora della grotta di Santa Rosalia. Lo spazio, oscurato e rivestito da drappi, assume la forma evocativa di una grotta contemporanea, in continuità con la ricerca dell’artista sul rapporto tra materia, sacro e percezione.
Il visitatore è invitato a compiere un vero e proprio pellegrinaggio interiore, entrando in un ambiente sospeso in cui luce, materia e presenza costruiscono un’esperienza sensoriale totale.
Un percorso simbolico tra terra, colore e trasformazione
Il percorso espositivo si sviluppa come un cammino simbolico.
Le opere iniziali, caratterizzate da tonalità terrose, richiamano la dimensione originaria della grotta attraverso forme circolari, linee geometriche e strutture cubiche essenziali.
Progressivamente, la palette cromatica evolve: i colori della terra lasciano spazio a tonalità di rosa e nero, legate alla città di Palermo e al periodo della peste, segnando il passaggio verso la dimensione salvifica di Santa Rosalia.

Le opere, realizzate su lino con pigmenti e materiali naturali, si dispongono verticalmente nello spazio come icone contemporanee. Foglie, cenere, terra di lava e pigmenti costruiscono superfici stratificate che indagano la relazione tra memoria, corpo e paesaggio.
Alla base di ogni lavoro, fiori e candele rafforzano la dimensione votiva dell’installazione.
L’altare e la soglia finale dell’esperienza
Il percorso culmina nell’altare sconsacrato, dove è collocata un’immagine iconica di Santa Rosalia, opera donata dall’artista al museo.
Questo punto di arrivo segna la conclusione del cammino immersivo, dove contemplazione e trasformazione si intrecciano in un’unica esperienza.
L’ingresso stesso alla mostra è concepito come una soglia teatrale che separa il mondo esterno dallo spazio dell’opera, introducendo il visitatore in un ambiente sospeso in cui materia, luce e suono costruiscono una narrazione sul tempo, sull’isolamento e sulla rigenerazione spirituale.
Arte contemporanea e identità collettiva a Palermo
Il progetto si inserisce in un momento simbolico per la città di Palermo, in occasione del Festino di Santa Rosalia del 14 luglio, celebrazione della liberazione dalla peste del 1624 grazie all’intercessione della “Santuzza”.
In questo contesto, “12. Un Tempo Sacro” attiva un dialogo tra arte contemporanea, territorio e comunità, restituendo una riflessione condivisa su memoria, devozione e identità collettiva.