Design Funzione Arte 2026: la ceramica tra memoria, artigianato e contemporaneità

Pubblicato il Di in Eventi

Fino al 30 settembre 2026 il Museo Archeologico e d’Arte della Maremma ospita la terza edizione di “Design Funzione Arte”, il progetto ideato e curato dal designer Alessandro Corina che quest’anno mette al centro la cultura artigianale e il rapporto tra materia, memoria e progetto.

Per questa edizione Corina collabora con Bosa Ceramiche, dando vita a un percorso dedicato alla ceramica come materiale senza tempo, capace di attraversare epoche diverse e continuare a generare nuove forme espressive.

Un incontro tra archeologia e design contemporaneo

Il patrimonio archeologico del museo diventa il punto di partenza per un dialogo inaspettato con le creazioni contemporanee di Bosa, selezionate tra le collezioni firmate da Matteo Cibic, Jaime Hayon, Pepa Reverter e Elena Salmistraro.

L’allestimento costruisce una relazione tra oggetti appartenenti a tempi lontani, mettendo in evidenza come vasi, contenitori e sculture condividano un medesimo principio: il gesto dell’uomo che trasforma la materia in qualcosa di utile, simbolico e capace di accompagnare la vita quotidiana.

Forme e colori creano corrispondenze inattese, mentre antiche simbologie incontrano linguaggi contemporanei. Il risultato è un percorso in cui passato e presente non sono contrapposti, ma parti di una stessa storia fatta di creatività, tecnica e cura.

La ceramica come linguaggio universale

Al centro della mostra si trova la ceramica, protagonista di un viaggio che racconta il valore del fare artigiano non solo come conservazione di una tradizione, ma come capacità di interpretare il presente.

Terra, acqua e fuoco sono gli elementi fondamentali attraverso cui l’uomo, ieri come oggi, trasforma un’idea in un oggetto concreto. La ceramica diventa così una testimonianza del rapporto tra pensiero e materia, tra cultura e quotidianità.

Come sottolinea Francesca Bosa, art director di Bosa Ceramiche, gli oggetti esposti sono “interpreti del proprio tempo” e raccontano riti, usi e costumi attraverso linguaggi diversi, accomunati dallo stesso materiale: una materia antica che continua a generare nuove visioni.

Le tazze di Alessandro Corina: un ponte con il mondo etrusco

Uno dei momenti centrali dell’esposizione è rappresentato da due tazze progettate da Alessandro Corina per Bosa e realizzate appositamente per la mostra.

Nate dall’osservazione della quotidianità, queste opere si ispirano alla cultura etrusca e al suo rapporto con la convivialità. Gli Etruschi furono infatti tra i primi popoli del Mediterraneo a concepire la condivisione della tavola come uno spazio comune, in cui uomini e donne partecipavano insieme al rito del banchetto.

Un modello sociale di grande modernità, che attraverso il design contemporaneo torna a interrogare il significato degli oggetti e il loro ruolo nelle relazioni tra le persone.

Artigianalità come futuro del progetto

La collaborazione tra Alessandro Corina e Bosa nasce nel 2025 con la collezione MOTUS / MYTHOS, presentata in anteprima al Salone del Mobile.Milano 2025, e prosegue ora con un progetto culturale che amplia la riflessione sul valore dell’artigianato.

Nell’anno del suo cinquantesimo anniversario, Bosa riafferma l’artigianalità come una pratica viva, non soltanto legata alla maestria tecnica e alla tradizione, ma anche alla capacità di trasformare intuizioni e sensibilità in oggetti contemporanei.

“Gli oggetti in mostra sono interpreti del proprio tempo e testimoniano riti, usi e costumi esprimendo linguaggi diversi attraverso il medesimo nobile materiale, la ceramica”, racconta Francesca Bosa. Una visione che restituisce agli oggetti il ruolo di custodi di storie e tracce del vissuto umano.

Un viaggio tra memoria e futuro

Design Funzione Arte 2026 racconta così una ceramica capace di superare il tempo: dalle testimonianze archeologiche alle creazioni dei designer contemporanei, ogni oggetto diventa il risultato di un incontro tra mano, materia e immaginazione.

Una riflessione sul design come strumento di continuità culturale, dove il passato non è solo memoria ma una fonte ancora attiva di idee per il futuro.