Al Mart di Rovereto prende forma la mostra Di quadro in quadro. L’arte della citazione, un percorso espositivo che esplora il tema della citazione come dialogo costante tra passato e presente. Un’indagine ampia e stratificata che mette in relazione artisti di epoche diverse, mostrando come immagini, temi e linguaggi vengano ripresi, reinterpretati e trasformati nel tempo.

L’esposizione riunisce circa 150 opere di oltre 80 artisti, costruendo una rete di rimandi che attraversa la storia dell’arte moderna e contemporanea e invita il visitatore a leggere le opere come parte di un sistema visivo in continua evoluzione.
La citazione come linguaggio dell’arte
Il cuore della mostra è l’idea che la storia dell’arte possa essere letta come una sequenza ininterrotta di citazioni, variazioni e reinterpretazioni. Le opere non sono isolate, ma si confrontano tra loro in un gioco di rimandi che evidenzia affinità, eredità e nuove letture.

In questo contesto, la citazione non è semplice riproduzione, ma diventa strumento creativo e concettuale, capace di generare nuove narrazioni visive e di attivare il pensiero dello spettatore.
Un percorso tra maestri e contemporanei
La mostra mette in dialogo grandi maestri del Novecento e artisti contemporanei, tra cui Mirella Bentivoglio, Mariella Bettineschi, Felice Casorati, Salvador Dalí, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, Andrea Facco, Flavio Favelli, Giosetta Fioroni, Omar Galliani, Renato Guttuso, Roy Lichtenstein, Piero Manzoni, Giorgio Morandi, Vik Muniz, Luigi Ontani, Giulio Paolini, David Reimondo, Mimmo Rotella, Salvo, Mario Schifano, Francesco Vezzoli, Andy Warhol e Ai Weiwei.

Attraverso questo confronto emergono connessioni inattese tra epoche, linguaggi e sensibilità differenti, in una lettura trasversale della storia dell’arte come sistema aperto.
Lo sguardo come attivatore di senso
Di quadro in quadro esplora il cuore concettuale dell’opera d’arte come spazio mentale, in cui non è solo l’immagine a contare, ma il modo in cui viene osservata e interpretata.

Il percorso invita il pubblico a diventare parte attiva dell’esperienza, costruendo connessioni tra opere e significati, tra riferimenti espliciti e rimandi più sottili, in un continuo gioco di riconoscimenti e scarti visivi.
Otto sezioni per leggere la storia dell’arte
La mostra si sviluppa attraverso un percorso progressivo, che passa da una dimensione inizialmente più rarefatta e concettuale a una sempre più densa, cromatica e vicina al linguaggio pop.
Le otto sezioni – Vis à vis, La copia, Quadri nei quadri, Grafie, D’après, Il caso Morandi, Cover e Avida Dollars – costruiscono un itinerario che riflette sull’idea di citazione come struttura portante della storia dell’arte.

In particolare, la sezione Cover, la più ampia, accompagna il visitatore verso la contemporaneità, evidenziando come forme e temi del passato continuino a essere reinterpretati e rinnovati.
Dal Rinascimento al Pop: la storia come riscrittura
Il percorso espositivo attraversa momenti chiave della storia dell’arte, dal dialogo tra maestri del primo Novecento e l’antico fino alle sperimentazioni del secondo dopoguerra e oltre.
Opere come la copia da Raffaello di Giorgio de Chirico o quella da Correggio di Virgilio Guidi testimoniano il ruolo dell’atelier come luogo di studio, riflessione e omaggio ai grandi modelli del passato.

Artisti come Felice Casorati, Filippo de Pisis e Renato Guttuso inseriscono nelle loro opere riferimenti espliciti alla tradizione, costruendo superfici pittoriche stratificate, dove memoria e invenzione convivono.
Dalla riproducibilità al linguaggio pop
Con l’avvento della fotografia e della cultura pop, il concetto di unicità dell’opera entra in crisi e si apre a nuove possibilità di riproduzione e appropriazione.
La mostra mette in evidenza questo passaggio attraverso le ricerche di artisti come Giulio Paolini, Luigi Ontani e Francesco Vezzoli, che lavorano sull’identità dell’immagine, sull’appropriazione e sul dialogo ironico con i maestri del passato.

In parallelo, le opere di Andy Warhol e Piero Manzoni segnano l’ingresso della cultura di massa e della riflessione sulla mercificazione dell’immagine nel sistema dell’arte contemporanea.
Un gioco di specchi tra immagini e significati
Il percorso espositivo si chiude sul presente, tra linguaggi dei media, citazioni digitali e riscritture visive che interrogano il confine tra originale e copia, tra valore culturale e consumo.

Di quadro in quadro invita così il pubblico a riflettere non solo su ciò che osserva, ma sul modo stesso di guardare, trasformando la visita in un’esperienza critica e partecipata.
In questo gioco di specchi tra epoche e linguaggi, la citazione diventa lo strumento attraverso cui l’arte continua a reinventarsi.