In occasione della Milano Design Week 2026, lo studio creativo di arte e design Rive Roshan presenta ad Alcova l’installazione site-specific Garden of Hope: un ambiente immersivo che intreccia luce, memoria e dimensione sensoriale all’interno degli spazi dell’ex Ospedale Militare di Baggio.

Un luogo della memoria che diventa spazio di trasformazione
L’installazione prende forma nell’area Archivi dell’Ospedale Militare di Baggio, complesso costruito all’inizio del Novecento per la cura dei soldati feriti e oggi carico di stratificazioni storiche. Un luogo che racconta la fragile relazione tra conflitto e pace e che, proprio per questo, diventa parte integrante della narrazione progettuale.
In questo contesto, Garden of Hope attiva un dialogo tra passato e presente, trasformando uno spazio segnato dalla storia in un ambiente di contemplazione e possibile rigenerazione.
Luce, materia e suono come esperienza immersiva
Al centro del progetto tre strutture monolitiche emergono dal suolo come presenze simboliche. I pannelli in vetro a intarsio colorato riflettono e rifrangono la luce, costruendo un paesaggio cangiante che si integra con l’architettura circostante. La tecnica di lavorazione, sviluppata dallo studio, combina diverse texture e densità del vetro in un’unica superficie, generando effetti visivi in continua trasformazione.

All’interno delle strutture, una coreografia luminosa dinamica prende vita grazie a un sistema illuminotecnico sviluppato da Studio Ravenhorst. Le luci traducono le frequenze e i ritmi di un inno persiano di resistenza e speranza in un’esperienza visiva immersiva e in costante mutazione.
Memoria culturale e simboli di rinascita
Il progetto si radica anche nella cultura persiana, attraverso il simbolismo del tulipano, tradizionalmente associato a memoria e rinascita. Il riferimento al verso “Az khooneh javanan-e vatan laleh damideh” — “dal sangue dei giovani della patria sono sbocciati i tulipani” — diventa una chiave poetica che trasforma una memoria collettiva in narrazione contemporanea.
La colonna sonora dell’installazione si basa su una reinterpretazione del brano eseguita da Nava, progetto creato da Farbod Mehr, che aggiunge un ulteriore livello di stratificazione tra tecnologia, identità e memoria.
Un paesaggio di luce come esperienza emotiva
In oltre dieci anni di ricerca, Rive Roshan ha sviluppato esperienze immersive che esplorano la relazione tra luce e forma, astraggendo il mondo naturale per generare ambienti capaci di stimolare percezioni nuove. Garden of Hope si inserisce in questo percorso come spazio di sospensione, in cui il visitatore è invitato a rallentare, osservare e riconnettersi.


L’installazione non si limita a essere un oggetto estetico, ma si configura come dispositivo emotivo: un luogo in cui luce, suono e materia costruiscono un’esperienza di attenzione e consapevolezza.
Un invito alla connessione nel presente
L’incontro tra le radici iraniano-australiane di Golnar Roshan e quelle olandesi di Ruben de la Rive Box si riflette in un progetto che affronta la complessità del presente, tra frammentazione e possibilità di connessione.

“In un momento storico caratterizzato da profonde tensioni politiche e conflitti, Garden of Hope vuole offrire uno spiraglio di luce: uno spazio in cui fermarsi, riflettere e ritrovare una connessione attraverso un’esperienza condivisa”, raccontano i designer.
Attraverso la combinazione di luce, colore e suono, l’installazione invita a spostare lo sguardo dalla crisi verso una dimensione più aperta, in cui la bellezza diventa non decorazione, ma necessità e possibilità di trasformazione.